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zuckerbergMio articolo su l’Unità.tv

Le notizie false non verranno cancellate. Nessun pericolo censura. I post “bollati” resteranno in bacheca, ma saranno penalizzati dall’algoritmo del News Feed.

Dopo la guerra alle fake news, annunciata all’indomani delle polemiche sul ruolo che i social hanno avuto nella campagna elettorale americana, Facebook è pronto a passare dalle parole ai fatti. Lo ha rivelato il suo fondatore, Mark Zuckerberg, che sulla propria pagina ha pubblicato un lungo post nel quale presenta le strategie sviluppate in queste settimane dall’equipe del popolare social network per arginare il fenomeno.

Zuckerberg, infatti, pur sottolineando la differenza tra la sua creatura e quella degli organi di informazione online ne riconosce la centralità nella diffusione delle notizie.
Facebook – puntualizza – è un genere di piattaforma diversa da qualunque cosa l’abbia preceduta. È sì una compagnia tecnologica ma ammetto che abbiamo una responsabilità maggiore della semplice fornitura della tecnologia attraverso la quale scorre l’informazione, sebbene non scriviamo le notizie che leggete e condividete, riconosciamo che siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie”.
Una potenza comunicativa che viene sfruttata ad arte da chi usa l’arma pericolosa della “disinformazione pura e semplice diffusa per attirare ‘click’ cavalcando i temi caldi dell’attualità”.

Nella società digitale le notizie false, che circolano sui social e nel variegato mondo del cyberspace, spesso riescono a condizionare l’opinione di centinaia di migliaia di cittadini. Ciò accade anche senza che queste siano state rilanciate dai mezzi di comunicazione di massa tradizionali. Il tutto a scapito della consapevole formazione delle opinioni, del dibattito e della conoscenza. L’accusa più pesante mossa da molti analisti ai social network, alla luce della vittoria negli Stati Uniti di Donald Trump, è stata quella di aver inquinato il confronto democratico. Anche in Italia i social sono stati messi sotto accusa durante il periodo della campagna referendaria e ancora più recentemente con la prima bufala sul neopremier Gentiloni.

La nuova funzione messa a punto dalla squadra di esperti del colosso di Palo Alto si basa su un metodo tanto diffuso quanto efficace: la segnalazione da parte degli stessi membri della comunità più grande del mondo, che oggi conta 1,8 miliardi di iscritti. Grazie ad un nuovo pulsante gli utenti potranno indicare gli articoli sospetti. A quel punto i link sotto inchiesta verranno inviati ad un comitato di giornalisti specializzati, che si rifà ai principi dell’International Fact Checking Code stilato dal Poynter Institute. Se la segnalazione verrà ritenuta fondata allora sarà contrassegnata con l’etichetta “disputet”, ovvero contestata. In questo modo tutti gli utenti di Facebook verranno messi in guardia.

Le notizie false non verranno cancellate. Nessun pericolo censura. Chi temeva il rischio di una compressione della libertà di espressione e del diritto di satira può stare tranquillo. Era questa una preoccupazione legittima. I post “bollati” resteranno in bacheca, ma saranno penalizzati dall’algoritmo del News Feed. Inoltre, Facebook sta pensando di penalizzare chi usa lo spam per aumentare gli accessi al proprio sito.

Sono queste le armi chirurgiche con cui il colosso americano, da un lato, vuole combattere la battaglia della disinformazione e, dall’altro, intende dissipare le critiche che lo hanno visto nell’occhio del ciclone più volte, sia in casa che fuori dai confini americani.