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foiaMio articolo su l’Unità

Tutti i cittadini potranno fare richieste di informazioni o atti pubblici senza doverle giustificare dal punto di vista giuridico e quindi senza dover fornire alcuna motivazione.

“Chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati giuridicamente rilevanti, secondo quanto previsto dall’art. 5-bis”.
Entra oggi in vigore il Freedom of Information Act (Foia) che ridefinisce il rapporto con la pubblica amministrazione. In altre parole tutti i cittadini potranno fare richieste di informazioni o atti pubblici senza doverle giustificare dal punto di vista giuridico e quindi senza dover fornire alcuna motivazione. Un principio nato negli anni ’60 nel diritto anglosassone e oggi in vigore in più di 90 Paesi nel mondo.

Il decreto era stato approvato nel maggio scorso nell’ambito dei provvedimenti che compongono la riforma più generale della Pubblica amministrazione, conosciuta anche come riforma Madia. Da allora sono stati concessi sei mesi di tempo per dare la possibilità a tutte le articolazioni della macchina statale, centrale e locale, di adeguarsi agli obblighi previsti dalla nuova normativa. Anche perché la legge assegnava all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) il compito di stabilire nel dettaglio le eccezioni al diritto d’accesso necessarie per garantire gli altri diritti giuridicamente tutelati, come per l’appunto gli interessi pubblici e quelli privati previsti dalla legge.

Conoscere, quindi, l’iter che ha portato alla formazione della graduatoria di un concorso oppure le caratteristiche di un’opera pubblica, che il comune sta pensando di realizzare, sarà più semplice.
Il cambiamento più importante riguarda la cancellazione del “silenzio diniego”. La pa dovrà rispondere entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta, se non lo fa vige il principio del “silenzio assenso” e quindi il richiedente avrà il diritto di visionare gli atti. Il rigetto dovrà essere sempre motivato. Contro tale decisione il richiedente può ricorrere al responsabile della trasparenza dell’ente, evitando così il ricorso ben più lungo e costoso al Tribunale amministrativo.

Il decreto prevede che non sia necessario specificare nel dettaglio gli atti ai quali si vuole accedere. Il richiedente non può conoscere i loro nomi o addirittura il numero di protocollo interno. Era uno dei possibili limiti della legge che è stato superato. Inoltre, l’accesso è gratuito a meno che non ci siano dei costi di riproduzione su supporti materiali.

Sono questi i punti di forza che riequilibrano il rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini, da sempre sbilanciato a favore della prima. Uno dei punti deboli, invece, rimane la vacuità delle sanzioni previste nei confronti delle amministrazioni inadempienti.

Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma per la burocrazia italiana, promosso anche grazie al prezioso contributo fornito dalle associazioni con cui il governo si è confrontato più volte. Si passa, infatti, dall’“accesso civico”, che riconosce il diritto di accedere ai documenti per i quali i cittadini possono vantare degli interesse legittimi o per i quali è previsto l’obbligo di pubblicazione, all’“accesso diffuso”, che introduce un diritto di accesso non condizionato da specifiche prescrizioni normative. L’obiettivo è quello di favorire delle forme di controllo, nonché di partecipazione dei cittadini sull’operato dell’amministrazione. Una vera e propria rivoluzione copernicana perché riconosce al cittadino il ruolo di protagonista attivo della vita pubblica, creando allo stesso tempo le condizioni necessarie perché possa esercitare le sue facoltà civiche.

Fino a ieri tutte le riforme del settore varate negli ultimi decenni, pur riconoscendo il primato del cittadino quale destinatario dell’azione amministrativa, si sono sempre preoccupate di non mettere in difficoltà gli enti dello Stato, trasformando di fatto i buoni principi in buoni propositi. Con il Foia la trasparenza diventa una condizione indispensabile per favorire il coinvolgimento dei cittadini, un deterrente contro il cancro della corruzione nella Pa e uno stimolo affinchè le pubbliche amministrazioni operino sempre nel solco dell’efficienza, dell’efficacia e del bene comune.