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cantoneMio articolo su l’Unità

Perchè sulle pagine dei motori di ricerca risultano ancora indicizzate pagine che contengono video o immagini porno relative a Tiziana Cantone? E’ la richiesta formulata dal Garante della privacy a Google e Yahoo, le due principali lenti di ingrandimento del web, in seguito al reclamo presentato lo scorso 16 dicembre da Teresa Giglio, la mamma di Tiziana.

La giovane donna di Mugnano di Napoli si era tolta la vita dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video hard. Oltre alla violazione della propria privacy per mesi la ragazza era stata oggetto di scherno, insulti e offese violentissimi sui social network. Suo malgrado era diventata un fenomeno mediatico. Tiziana, purtroppo, non è riuscita a reggere la gogna che si era scatenata contro di lei e per questo il 13 settembre del 2016 ha deciso di compiere il gesto estremo del suicidio.

Un caso che ha mostrato all’opinione pubblica e alle istituzioni la drammaticità del fenomeno e l’impotenza delle vittime. Tiziana, infatti, aveva tentato in tutti i modi di difendere la propria riservatezza rivolgendosi all’autorità giudiziaria. Impossibile però far rimuovere completamente i video e i contenuti offensivi, che nel frattempo si erano propagati senza controllo nel cyberspazio. Era stata questa una delle risposte della giustizia italiana, che l’aveva pure condannata al pagamento di 20 mila euro di spese legali. Successivamente il tribunale civile di Napoli Nord si era pronunciato per la rimozione dei post da Facebook, dando torto ai legali del più popolare social network.

Da allora sul web continuano a circolare quelle maledette immagini, così come i linciaggi degli haters che non smettono di sputare veleno neanche di fronte alla morte. Nel frattempo la madre di Tiziana, assistita nei procedimenti penali dall’avvocato romano Giuseppe Marazzita e in quello presso l’Autorità per la privacy dal legale napoletano Andrea Orefice, ha continuato la sua battaglia per ripulire internet e rendere giustizia alla figlia.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato Orefice – è quello di ottenere la eliminazione dal web di tutte le immagini oscene e di tutti i video pornografici che ritraggono la povera Tiziana. Sappiamo che questo obiettivo sarà molto difficile da raggiungere, anche perché i siti che tutt’ora pubblicano i video e le immagini incriminati hanno spesso sede in Paesi estranei alla Unione europea, fuori dalla competenza del Garante per la protezione dei dati personali e in ogni caso in Paesi nei quali la normativa sulla privacy non assicura ai singoli le medesime garanzie di quella europea”.
“Ad ogni buon conto – prosegue il legale della Giglio – raggiungeremmo un risultato straordinario se solo riuscissimo ad ottenere la deindicizzazione dai principali motori di ricerca delle pagine sulle quali si trovano pubblicate le immagini e i video illeciti di Tiziana, giacché ciò li renderebbe di fatto inaccessibili alla utenza comune, che utilizza quotidianamente i principali motori di ricerca per i motivi più disparati, dallo studio alla pura curiosità. Siamo fiduciosi  nella possibilità che venga condivisa anche dalle Autorità competenti una interpretazione della normativa di riferimento che riconosca la dovuta centralità ai diritti incomprimibili della persona”, conclude Orefice.

Le speranze dei legali e di Teresa Giglio sono legate anche agli ultimi sviluppi giudiziari nell’ambito delle indagini penali aperte dalle Procura di Napoli e Napoli Nord dopo la morte della ragazza. I carabinieri della sezione cybercrime del Comando Provinciale partenopeo sono riusciti a sbloccare l’iPhone di Tiziana, estrapolando alcuni file audio risalenti alle ore precedenti alla morte della ragazza. La Procura di Napoli ha poi indagato, per calunnia, l’ex fidanzato di Tiziana, Sergio Di Paolo, accusato di aver indotto la 31enne a querelare per diffamazione i quattro ragazzi cui erano stati inviati i video hot.