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sicurezza informaticaSi parla e si investe poco sulla sicurezza informatica, ma i pericoli che oggi corriamo su questo versante sono molto alti. A rischio smartphone e aerei. Parola di Eugene Kaspersky, il fondatore e presidente della Kaspersky Lab, azienda russa leader nella realizzazione di programmi e sistemi antivirus, che in questi giorni ha presentato a Milano i suoi nuovi prodotti.

La situazione è molto più preoccupante rispetto ad un decennio fa. Fino agli anni ’90 internet non era altro che una rete di computer che poteva contare poche centinaia di migliaia di utenti in tutto il mondo. Oggi, invece, mette in comunicazione miliardi di soggetti ed istituzioni e consente l’organizzazione e l’erogazione di una quantità sterminata di servizi: dal commercio online alla prenotazione delle prestazioni sanitarie, dall’e-government alla gestione del traffico aereo ecc.

Se da un lato la crescita esponenziale della rete ha determinato sviluppo ed innovazione dall’altro ha reso ogni ambito della vita economica e sociale dell’umanità accessibile e allo stesso tempo vulnerabile.

Nel frattempo, spiega Kaspersky, gli hacker non sono più quei giovani smanettoni degli albori che volevano dimostrare la propria bravura sfidando i limiti della rete, ma veri e propri criminali con competenze molto più affinate ed intenzioni pericolosissime. Persone che potrebbero essere assoldate da organizzazioni criminali e terroristiche. Gli scenari sono catastrofici. Basti pensare che nel 2014 degli hacker hanno spento l’alto forno di un’acciaieria tedesca, oppure all’allarme lanciato qualche tempo fa sui sistemi di sicurezza dei Boeing Dreamliner e degli Airbus A380 e A350 a rischio attacco hacker attraverso le reti wi-fi presenti a bordo.

I criminali informatici, infatti, possono contare su alcune falle. La prima è di carattere commerciale. Il settore della tecnologia, osserva l’informatico russo, è in continua evoluzione. Le innovazioni si susseguono a ritmo forsennato e le aziende per battere la concorrenza e arrivare per prime sul mercato non hanno il tempo di pensare a come rendere i loro prodotti più sicuri.
Le aziende, inoltre, non investono quanto dovrebbero sulla sicurezza perché ciò comporterebbe un aumento dei prezzi dei prodotti. Il rischio sarebbe così quello di ridurre il bacino dei potenziali acquirenti.

C’è poi la questione delle “infrastrutture critiche”, ovvero reti create addirittura prima della nascita dei personal computer. Si tratta di infrastrutture progettate e realizzate per altri scopi, con tecnologie e schemi vecchi e che oggi vengono utilizzati per internet. Per Kaspersky ci vorrebbero reti dedicate ad accesso limitato, un sistema di monitoraggio che registra qualsiasi anomalia di funzionamento e il divieto da parte degli ingegneri che hanno il compito di aggiornare i software di portare dispositivi dall’esterno.

La questione, sostiene l’informatico, è di fondamentale importanza e va affrontata a livello internazionale. Esiste una lotta sul cyberspionaggio soprattutto tra Stati Uniti, Cina e Russia. La sua proposta, pertanto, è quella di varare un corpus di norme sotto l’egida dell’Onu e di creare un’agenzia mondiale responsabile del mondo informatico.