FacebookTwitterGoogle+LinkedInCondividi

sharing economyRaccogliere fondi tra gli utenti di internet (crowfunding), prenotare via app un passaggio a pagamento da un automobilista, prendere in affitto sul web un appartamento privato. Sono soltanto alcune delle più comuni attività di sharing economy che si sono diffuse in questi anni, grazie alla rete e alle nuove tecnologie, e che adesso il Parlamento italiano, primo in Europa, vuole regolamentare. E’ stato avviato proprio questa settimana alla Camera l’iter della proposta di legge «Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione».

 

Alcuni parlamentari appartenenti all’interguroppo sull’Innovazione tecnologica hanno elaborato il testo, a prima firma della parlamentare del Pd Veronica Tentori, su cui è cominciato l’esame da parte delle Commissioni riunite Trasporti e Attività produttive. L’obiettivo è quello di regolamentare il settore per tutelare i diritti dei consumatori e dei lavoratori, promuoverne lo sviluppo e garantire la leale concorrenza con gli operatori dell’economia tradizionale.

 

La condivisione di risorse ed energie per creare ricchezza e posti di lavoro e la sostenibilità sociale e ambientale di queste attività sono i principali punti di forza che rendono la sharing economy un ambito innovativo su cui investire. Le attuali irregolarità di natura fiscale o previdenziale, lamentate da molte associazioni di categoria, oppure quelle legate alla tutela della salute, della sicurezza, della privacy … rappresentano un limite che non può tuttavia bloccarne la crescita. L’economia della condivisione è, infatti, una grande opportunità in grado di generare benessere e di migliorare la qualità della vita dei cittadini.

 

Il passaggio è paradigmatico. Come spiega l’onorevole Tentori nella relazione illustrativa della proposta «ci troviamo davanti alla sfida di ridefinire alcuni metodi di misura, in un mercato del lavoro e in un contesto di norme e di parametri economici che oggi si adattano a un’economia basata sulla vendita e sulla produzione di beni e servizi, più che sulla loro condivisione o sullo scambio». Ecco, quindi, la necessità di una regolamentazione ad hoc, calibrata su modelli molto diversi da quelli su cui si fonda l’economia di mercato a cui siamo abituati.

 

Attualmente nel nostro Paese, secondo uno studio condotto da collaboriamo.org e dall’Università Cattolica, le piattaforme collaborative nel 2015 sono 186. Un numero che  rispetto al 2014 ha fatto registrare un incremento del 34,7%. Si tratta, quindi, di un fenomeno in piena espansione. I settori che contano più piattaforme sono: crowfunding (69), trasporti (22), servizi di scambio di beni di consumo (18) e turismo (17). Un’indagine di TNS Italia rivela che a frequentarle sono il 25% degli italiani che navigano su internet.
In quanto a giro d’affari la Commissione europea ha stimato una notevole potenzialità di crescita delle entrate, dagli attuali 13 miliardi di euro ai 300 entro il 2025.

 

In particolare il testo in discussione alla Camera: affida all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) il compito di regolare e vigilare sull’attività delle piattaforme di sharing economy digitali; istituisce un Registro nazionale delle piattaforme; obbliga le piattaforme a dotarsi di un documento di politica aziendale, necessario per l’iscrizione al Registro nazionale, in cui sono dichiarati gli obblighi contrattuali della piattaforma con gli utenti, quelli relativi alle coperture assicurative nonchè quello di operare le transazioni di denaro esclusivamente con sistemi elettronici in modo da garantirne la tracciabilità.

Per quanto riguarda l’aspetto fiscale è prevista una tassazione flessibile e diversificata tra chi svolge una microattività non professionale (fino a 10.000 euro) e chi invece opera a livello imprenditoriale.

Il provvedimento, inoltre, disciplina l’adozione di misure annuali per la diffusione della sharing economy, detta disposizioni in materia di riservatezza dei dati dell’utente e stabilisce attività di monitoraggio, controllo e sanzionatorie.