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RenziIl feeling di Matteo Renzi con i social network comincia a scricchiolare. Il politico italiano che più degli altri ha saputo sfruttare al meglio le potenzialità di Facebook e Twitter ora è costretto a fare i conti con i rischi di due strumenti di comunicazione tanto potenti quanto insidiosi.

Qualche giorno fa, infatti, la pagina Facebook del presidente del Consiglio è stata presa di mira da migliaia di insegnanti i quali hanno lasciato altrettanti commenti negativi nei confronti della riforma su “La Buona Scuola”, che sta suscitando parecchie critiche tra gli addetti ai lavori e non solo.

Dalla piazza reale alla piazza virtuale il passaggio è stato breve. Dopo la grande manifestazione del 5 maggio scorso la protesta si è propagata nel cyberspazio. E quale migliore arena se non quella dei social per rappresentare direttamente al premier il proprio dissenso?
Al contrario dei media tradizionali (televisione, quotidiani, radio), dove l’interazione con il pubblico risulta abbastanza facile da controllare e gestire, in rete il controllo e la gestione dell’interazione con gli utenti risulta impossibile. Sui social nessuna redazione filtra le chiamate da casa per intervenire in trasmissione e tutti hanno la possibilità di dire ciò che pensano.

Così le immagini degli striscioni della manifestazione sono sbarcate su internet contribuendo ad alimentare la satira che già da tempo circolava sul web. Mentre si sono moltiplicati i tweet ed i post di protesta non solo di chi non si riconosce nel Partito del presidente del Consiglio. Molti degli insegnanti che domenica scorsa hanno contestato Renzi sul social network più popolare del pianeta, infatti, si dichiarano iscritti o elettori del Pd e giurano che non voteranno mai più Partito democratico.

I commenti degli utenti-contestatori non sono rimasti dentro i confini di Facebook, ma si sono trasformati in notizia guadagnando le prime pagine dei giornali. Il danno di immagine per il premier ed il governo è stato notevole.
Se così stanno le cose i social rischiano di diventare il luogo della contestazione popolare a portata di click. Un vero e proprio boomerang, soprattutto per chi governa, capace di provocare ferite anche gravi.

Chissà se Renzi dopo aver saputo cavalcare il fenomeno dei social network sarà in grado di accettare la nuova sfida della comunicazione politica nell’era del web 3.0, abbandonando la propaganda in favore del confronto e della partecipazione.