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trump2-755x515Mio articolo su l’Unità

I provider americani potranno raccogliere e vendere informazioni sui loro clienti senza chiedere loro il consenso. Dopo il voto del Senato anche la maggioranza repubblicana al Congresso ha approvato lo stop alla normativa sulla privacy online, voluta dall’amministrazione Obama, che sarebbe dovuta entrare in vigore il 4 dicembre prossimo. I fornitori di servizi online come At&T, Comcast e Verizon avranno, quindi, la possibilità di monitorare gli utenti e utilizzare a fini commerciali, ad esempio, i dati relativi alla cronologia delle ricerche, alla geolocalizzazione, alle app scaricate dai negozi digitali e finanche i numeri di previdenza sociale. Il tutto senza nessun tipo di limitazione.

Il provvedimento è stato inviato alla Casa Bianca. Per diventare esecutivo è, infatti, necessaria la firma del presidente. Non ci sono dubbi sulla volontà di Donald Trump di abbattere la linea di difesa della privacy digitale eretta dal suo predecessore e aprire la strada degli affari ai colossi delle telecomunicazioni. Sul piatto una torta da 83 miliardi di dollari che sarebbe stata appannaggio esclusivo dei big del web come Google e Facebook. È stata questa la principale motivazione utilizzata dai repubblicani per giustificare l’esigenza di fermare l’attuazione di una normativa considerata discriminatoria, perché avrebbe consentito l’accesso al mercato della pubblicità online soltanto ad alcuni soggetti.

Le regole scritte dalla Federal Communication commission nell’ottobre del 2016 si rivolgevano solo ai provider. La ratio del provvedimento risiedeva nel fatto che questi avrebbero agito sulla base di una posizione dominante rispetto a qualsiasi altro soggetto che opera nella rete, per il semplice fatto che sono loro a portare la connessione a casa o sullo smartphone. C’è da considerare, inoltre, che nelle aree più remote e meno abitate degli Stati Uniti questi operano in regime di oligopolio, se non proprio di monopolio. Zone, quindi, in cui i cittadini sono costretti a scegliere tra due o al massimo tre operatori telefonici.

La notizia ha suscitato molte critiche e preoccupazioni. Il direttore del Center for Digital Democracy (CDD) Jeffrey Chester ha detto al Washington Post che con questa legge “gli americani non saranno mai al riparo dal fatto che i loro dati personali siano esaminati segretamente e venduti al miglior offerente”. La Electronic Frontier Foudation (Eff), organizzazione per la tutela dei diritti civili nel mondo digitale, denuncia il rischio di essere controllati in ogni aspetto della nostra vita e la messa a repentaglio della sicurezza informatica.

Ma c’è di più, secondo il Washington Post il prossimo passo del Congresso potrebbe essere quello di mettere in discussione la neutralità della rete, ovvero il principio in base al quale l’accesso alla rete e ai servizi deve essere garantito senza nessun tipo di restrizione.

Uno scenario altamente probabile ed estremamente pericoloso per il futuro di internet in tutto il mondo. Basti considerare le accuse di cyberspionaggio mosse al presidente Trump e il ruolo rilevante che gli Stati Uniti svolgono a livello planetario nella governance della rete.