TroikaDopo il “Patto del Nazareno” la “Troika” è l’altro tormentone del momento. È, infatti, una delle parole più ricorrenti nei servizi giornalistici di ogni tipo e nei discorsi di politica ed economia che animano il dibattito pubblico.

Troika-debito, Troika-banche, Troika-Europa, Troika-Grecia … ma soprattutto Troika-Tsipras.
E  basta! Ci avete proprio rotto … con questa Troika!

Soprattutto perché infilata così in ogni discorso, senza nessuna spiegazione, rischia di assumere le caratteristiche di un intercalare, vista la sua assonanza con una nota e diffusa parolaccia italiana. Della serie: “Porca Troika!”.

Anche qui la colpa è sempre di alcuni giornalisti, che nel 2010 utilizzarono questo termine in occasione degli interventi dei rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale impegnati a fronteggiare la difficile crisi economica greca.
Da quel momento la parola “Troika” (importata dal russo e che vuol dire triumvirato) si è fatta strada ed è entrata a pieno titolo nel lessico politico-economico, tanto da diventarne un must: non si può non citarla se si parla della situazione greca, del debito pubblico degli Stati dell’Unione o del ruolo che gioca la Germania nello scacchiere europeo.

Per essere chiari, quindi, il termine “Troika” indica quell’organismo, informale, di controllo della situazione economica europea e del debito pubblico dei Paesi membri costituito dai rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale.
Si tratta di Jean-Claude Juncker e Olli Rehn (rispettivamente presidente della Commissione e commissario per gli Affari economici e monetari), Mario Draghi (presidente della BCE) e Christine Lagarde (direttore operativo del FMI).
Sono loro i figli della Troika.

Matteo Scirè