Patto del Nazareno

Non c’è notizia di politica sul web, sui giornali, in tv o sulla radio che non contenga l’espressione “Patto del Nazareno”. Bene, fatemelo dire così come mi viene: ci avete rotto … con questo “Patto del Nazareno”!

Ora sono più leggero. Non se ne può più.

Mai frase fu così abusata. Coniata per evocare il patto per le riforme tra Renzi e Berlusconi – siglato nella sede del Pd che si trova nei pressi di via del Nazareno a Roma – è diventata un’ossessione di giornalisti, commentatori e perfino degli stessi politici. Per loro il “Patto del Nazareno” c’entra ovunque. Ci manca solo che ne parli Antonella Clerici alla Prova del Cuoco.

Non si tratta di una novità. Nella storia recente della nostra Repubblica sono stati siglati diversi patti, etichettati, senza troppa fantasia, sulla base dei piatti che imbandivano le tavole attorno alle quali si incontravano i leader: il “Patto della Crostata”, “Il Patto della Spigola” e il “Patto delle Sardine”, solo per citarne alcuni. E qui la Clerici ne potrebbe dire di cotte e di crude.

Il paradosso è che un’espressione nata per richiamare in modo semplice ed immediato un accordo politico importante si è trasformata in una locuzione enigmatica per tanti cittadini che non seguono assiduamente la politica. Mi è capitato più volte, infatti, di sentirmi chiedere: “ma cos’è questo Patto del Nazareno?”. Provate a fare un sondaggio tra i vostri amici. A meno che non siano tutti giornalisti o politici vi accorgerete che la maggioranza non sa cos’è.

A mio avviso, quindi, questa mania tutta giornalistica di voler raccontare un fatto con un titolo ad effetto, avendo la pretesa che tutti sappiano di cosa si tratti, andrebbe rivalutata, per rispetto ai cittadini e soprattutto a quel Nazareno che non sarà certo felice di essere accostato al nome di Renzi e tanto più a quello di Berlusconi.

Matteo Scirè