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MezzogiornoMio articolo pubblicato su dipalermo.it

Ci voleva il Rapporto della Svimez per suscitare un po’ di dibattito sulle pessime condizioni di salute in cui versa l’economia qui al Sud.

Come se si trattasse di una novità. Non c’è occasione che l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno e tutti gli istituti statistici e di ricerca nazionali ed internazionali non consegnino dati disarmanti sulla desertificazione industriale, sulla disoccupazione, sulla povertà, sui giovani che non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet).

Altro che report. Si tratta di veri e propri bollettini di guerra dove le vittime non sono soldati consapevoli dei rischi che corrono, ma uomini, donne e bambini che ogni giorno tentano di sbarcare il lunario. Così da qualche giorno si ritorna a parlare di Sud. Esponenti del mondo della cultura prendono la parola, uomini politici meridionali di destra e di sinistra superano gli schieramenti per combattere insieme la “causa meridionalista”. E ovviamente anche il governo nazionale si sente in dovere di dire qualcosa e prendere qualche iniziativa.

All’indomani della presentazione del rapporto Roberto Saviano ha scritto una lettera a Matteo Renzi. Lo scrittore napoletano, dopo aver rimproverato all’attuale governo le proprie responsabilità, ha fatto notare provocatoriamente che dal Mezzogiorno stanno scappando tutti, perfino le mafie. La famosa “questione meridionale”, conosciuta più come argomento da libro di storia che per l’impegno profuso per risolverla dai vari governi che si sono succeduti dall’Unità ad oggi, torna dunque a farsi viva nella discussione pubblica italiana. E già è partita la gara degli slogan e delle frasi fatte: “istituiamo un tavolo di lavoro per il Mezzogiorno”, “bisogna stabilire una road map per lo sviluppo del Meridione”, “c’è bisogno di un piano di investimenti pubblici per le infrastrutture”, “è indispensabile puntare su internet e la banda larga”, “i fondi europei sono una straordinaria opportunità da non perdere”. Non poteva mancare il classico dei classici: “il Piano Marshall per il Sud”.

Nell’attesa che la politica nazionale e locale faccia qualcosa di concreto, l’unica cosa di cui il Meridione ed i meridionali hanno l’assoluta certezza è la prossima impietosa statistica. Nel frattempo, infatti, l’Italia è entrata nel letargo feriale d’agosto, mentre nell’agenda politica nazionale si sono fatte strada altre priorità. È questo il circolo vizioso in cui è caduta, ormai da diversi decenni, la “questione meridionale”, trattata alla stregua di un’emergenza a cui dedicare un po’ d’attenzione ogni qual volta qualcuno ne ricordi l’esistenza e la drammaticità. Giusto un paio di incontri e una serie di annunci, per poi tornare dopo qualche settimana nel dimenticatoio delle emergenze.