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grillo_casaleggio.jpg--755x515Mio articolo su l’Unità

“La vecchia partitocrazia è come Blockbuster, noi siamo come Netflix”, dice Davide Casaleggio in una lunga lettera al Corriere della Sera nella quale spiega le ragioni di un convegno per “capire il futuro” e ricordare il padre Gianroberto, fondatore del M5S, ad un anno dalla sua scomparsa. Da un lato i partiti tradizionali paragonati alla catena di noleggio di dvd, dall’altro il negozio virtuale per l’acquisto di prodotti culturali direttamente via internet. Una metafora che nelle intenzioni del suo autore dovrebbe rappresentare la portata rivoluzionaria ed innovativa del Movimento rispetto ai suoi avversari politici.

“Garantiamo un servizio migliore – dice Davide – e siamo più efficienti nel portare le istanze dei cittadini dentro le istituzioni, sia dove siamo opposizione, ma soprattutto dove governiamo”.

Alt. Basterebbe cominciare a parlare del governo pentastellato di Roma per dimostrare che forse le cose non stanno proprio così. Tuttavia sarebbe un argomento troppo facile per smontare questa tesi. Inoltre, la questione è più generale e riguarda l’idea stessa su cui si fonda la partecipazione politica concepita da Casaleggio padre e da Beppe Grillo. La figura retorica utilizzata, infatti, più che mettere in risalto le qualità del M5S ne rappresenta i limiti.

Il primo consiste nell’affidare non solo il confronto ma soprattutto i momenti più importanti della partecipazione interna a sistemi informatici predefiniti e calati dall’alto. E’ evidente che in queste condizioni la tecnologia assume una pericolosa rilevanza deterministica. Chi condensa, in modo insindacabile, modalità, tempi e luoghi della partecipazione e della decisione esclusivamente all’interno di un modello tecnologico influenza i processi democratici. Inoltre, esclude una parte consistente della popolazione che non ha dimestichezza con le nuove tecnologie. Così basta una manciata di voti, 20/30, per essere candidati alle elezioni politiche e finire in Parlamento.

Il secondo riguarda il fenomeno della disinformazione che alimenta la propaganda grillina. Ogni giorno la galassia mediatica dei Cinque Stelle produce e condivide sul web e sui social network decine di fake news. Notizie false e non verificate che vengono immesse nel circuito frequentato da migliaia di utenti attratti da post aggressivi e linguaggi da setta, del tipo: “Di Maio asfalta il ministro Pd”, “Strepitoso Beppe Grillo, ascoltate le sue parole e condividete ovunque”, “Di Battista fa un annuncio importantissimo per gli italiani”. Un vortice infernale in cui non c’è spazio per il dibattito civile e ragionato. O il tuo pensiero è in linea con quello del Movimento oppure sei un nemico da annientare con l’insulto e la calunnia.

Non c’è dubbio che quello della vecchia partitocrazia sia un modello di partecipazione in forte crisi, lo dicono i numeri e i fatti, ma almeno non rinuncia ad un aspetto fondamentale della vita democratica di una comunità:il confronto diretto tra le persone, senza nessun tipo di mediazione. Proprio come i clienti di Blockbuster, tanto per restare in metafora, costretti a recarsi fisicamente in un negozio per prendere in affitto un dvd, anche i militanti dei partiti cosiddetti tradizionali ancora oggi decidono di uscire di casa ed incontrarsi per parlare, discutere faccia a faccia e prendere decisioni. E’ questa una dimensione di cui la politica non può e non potrà mai fare a meno. Anche perché l’alternativa del Partito-Netflix, a giudicare dai contenuti offerti, appare assai preoccupante.