stefano-rodotà-senato-riforme-1-770x512Mio articolo su l’Unità

Oggi è il giorno dell’ultimo saluto a Stefano Rodotà, strenuo difensore e promotore dei diritti fondamentali dell’uomo nel nostro tempo, ma soprattutto papà italiano dei diritti digitali. A questi ha dedicato gli ultimi 30 anni della sua vita: dall’incarico di garante per la privacy, alla sua sterminata attività di divulgazione scientifica, all’impegno dentro le istituzioni per l’approvazione di importanti documenti che hanno segnato la storia recente della società della comunicazione e dell’informazione, come la Carta dei diritti in internet.

Il suo impegno per un utilizzo diffuso, sano e responsabile delle ict è stato costante e appassionato. Consapevole del fatto che la sfida moderna dei diritti passasse proprio dalla possibilità dei cittadini di accedere alla rete e di sfruttare tutte le opportunità che i media digitali offrono agli utenti. Una risorsa straordinaria capace di contribuire alla crescita sociale, civile, culturale ed economica delle persone, ma anche in grado di creare forti discriminazioni tra chi possiede i mezzi e le competenze per sfruttarla al meglio e chi no.

A lui era stato affidato, con l’incarico di garante della privacy ricoperto dal 1997 al 2005, il delicato compito di applicare la prima legge sulla riservatezza varata nel 1996 dal Parlamento. Nessuno avrebbe potuto ricoprire quel ruolo con la medesima competenza e abilità. Da fine studioso qual era, Rodotà aveva compreso in anticipo l’impatto che la rete avrebbe avuto sulla sfera privata delle persone e l’importanza di proteggerla. Una questione, allora, ancora poco chiara, di cui non si aveva piena consapevolezza. Internet, infatti, non era ancora un fenomeno di massa e pervasivo come adesso.

Nel 1997 pubblica “Tecnopolitica. La democrazia e le nuove tecnologie della comunicazione”. Un libro che rappresenta, a distanza di ben 20 anni, una pietra miliare del pensiero sulla democrazia, alla luce dei cambiamenti sociali e culturali prodotti dall’innovazione tecnologica e dalla comunicazione digitale. Quale sarà la loro influenza sulle istituzioni? Favoriranno la nascita nuove forme di partecipazione politica? Che ruolo avranno nella formazione delle opinioni e del consenso? Condizioneranno il funzionamento delle istituzioni? Sono queste alcune delle domande alle quali Rodotà risponde con ragionamenti puntuali e argomentazioni lucide.

Nel 2015 l’ultimo suo grande traguardo: l’approvazione da parte del Parlamento italiano di unaCarta dei diritti in internet della quale aveva curato la stesura. La Dichiarazione non ha carattere vincolante, ma fissa principi sui temi dell’accesso, della neutralità, della riservatezza, delle competenze, dell’e-commerce, della sicurezza come strumenti di indirizzo per l’adozione di leggi nazionali e di un Internet Bill of Rights, ovvero una Carta universale. Si tratta di un testo composto da 14 articoli scritti in modo semplice ed estremamente comprensibile, come nello stile del professore, che traccia la strada ancora da percorrere, perchè internet sia un’opportunità per tutti.