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fake newsMio articolo su l’Unità.tv

E’ una corsa contro il tempo quella del governo tedesco per l’approvazione entro il settembre prossimo, periodo in cui si terranno le elezioni politiche, di una legge ad hoc contro le fake news e l’odio sui social network. La preoccupazione sentita non solo dalla maggioranza, ma anche da altre forze politiche, è che possa succedere quanto accaduto negli Stati Uniti in occasione delle ultime elezioni presidenziali o che la Troll Factory russa possa influenzare il dibattito pubblico, come è stato dimostrato di recente. Un pericolo che la cancelliera Merkel e i leader degli altri partiti vogliono scongiurare a tutti i costi introducendo misure drastiche e sanzioni salatissime per chi non rispetta le regole.

Ieri l’esecutivo di Berlino ha varato il progetto di legge che adesso passerà alla valutazione del Bundestag. Il testo prevede l’obbligo del blocco o della rimozione dei contenuti sotto accusa entro le 24 ore successive alla segnalazione. In caso contrario i gestori delle piattaforme rischiano multe fino a 50 milioni di euro. Una cifra significativa anche per le big company del web, da Facebook a Google a Twitter.
Per consentire agli utenti di denunciare i contenuti ritenuti offensivi i gestori hanno l’obbligo di dotarsi di un sistema di segnalazione facile e immediato. A loro viene chiesto, inoltre, di indicare un rappresentante legale per la Germania e di riferire in Parlamento ogni tre mesi sui risultati ottenuti.

heiko maas“I social network devono assumersi le loro responsabilità se le loro piattaforme vengono utilizzate per diffondere atti d’odio e fake news penalmente rilevanti”, ha dichiarato Maas. Secondo il ministro, “la rete contribuisce a formare il clima sociale e la radicalizzazione verbale spesso rappresenta un primo passo verso forme di violenza fisica”.

Il provvedimento annunciato alcune settimane fa dal ministro della giustizia Heiko Maas aveva suscitato non poche polemiche. Sia i diretti interessati della Silicon Valley sia diversi esponenti del mondo politico e dell’informazione in Europa avevano sostenuto che si trattasse di una grave forma di censura che restringe la libertà di espressione. Ma il governo non ha voluto sentire ragioni e ha tirato dritto per la sua strada, senza attendere che le major di internet mettessero in pratica le loro intenzioni, più volte dichiarate, di voler combattere il fenomeno attraverso delle soluzioni interne. La posta in gioco è troppo alta.

Nonostante il consenso quasi trasversale alcune critiche sono state sollevate non solo dalle forze estremiste, che dalle bufale traggono linfa vitale per la loro propaganda, ma anche dai Verdi. Secondo il partito di centrosinistra non si può lasciare ai gestori delle piattaforme la facoltà di decidere quali contenuti violino la legge e quali no. In questo modo, infatti, è molto probabile che si verifichi il cosiddetto “effetto overblocking”, ovvero il blocco o la rimozione indistinta di tutti i contenuti segnalati al fine di evitare il rischio di incorrere nelle sanzioni pecuniarie previste.

Facebook founder Mark Zuckerberg addresses the audience during a meeting of the APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) Ceo Summit in Lima, Peru, November 19, 2016. REUTERS/Mariana Bazo  - RTSSE0D

In effetti si tratta di unasoluzione drastica, che mal concilia il giusto intendimento di arginare il fenomeno delle fake news con quello della libertà di espressione, a tutela del confronto democratico. Più opportuno sarebbe stato insistere affinchè tutte le piattaforme online si dotassero di un sistema di autoregolamentazione, sulla scia di quello proposto da Zuckerberg, per identificare le bufale, renderle riconoscibili agli utenti e penalizzare la loro visualizzazione.
Diverso è, invece, il caso dell’incitamento all’odio e della diffamazione che sul web dilagano senza limiti, con effetti spesso drammatici sulla vita delle persone. In questi casi il pugno di ferro è indispensabile.