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tampasiareMio articolo pubblicato su dipalermo.it

Ultimamente mi accorgo sempre più spesso di imbattermi nella conoscenza di persone dedite al tampasìo. Tampasìo dal verbo tampasiàre (tambasiàre nella Sicilia orientale), parola del dialetto siciliano utilizzata per definire quelle attività assolutamente inutili considerate però importanti da chi le svolge.

Per darvi una definizione più colta e autorevole del vocabolo in questione mi sono messo a tampasiàre su internet e ho trovato un brano del maestro Andrea Camilleri, tratto dal romanzo “La forma dell’acqua”: «”Ora mi metto a tambasiàre” pensò appena arrivato a casa. Tambasiàre era un verbo che gli piaceva, significava mettersi a girellare di stanza in stanza senza uno scopo preciso, anzi occupandosi di cose futili. E così fece: dispose meglio i libri, mise in ordine la scrivania, raddrizzò un disegno alla parete, pulì i fornelli del gas. Tambasiàva».

Dopo averlo letto attentamente mi sono accorgo che non mi convinceva del tutto perché non coglie appieno il senso del tampasìo. Così ho provato a scervellarmi per trovare qualche altro riferimento. Ad un certo punto l’illuminazione: la scena del film “Ecce Bombo” di Nanni Moretti in cui Cristina e Michele (interpretato dallo stesso Nanni Moretti) chiacchierano seduti su un prato. Durante questo siparietto bucolico Michele chiede a Cristina: “senti che lavoro, me n’ero dimenticato, che lavoro fai?”. E lei: “Te l’ho detto: giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio delle cose”.

Ecco: mi capita spesso di avere a che fare con persone che girano, vedono gente, si muovono, conoscono, fanno delle cose … . Ci sono giorni in cui la mia giornata è scandita da impegni di lavoro con persone che tampasìano.

Qualche esempio?

Incontro in ufficio con un tizio che deve illustrarmi un progetto. Lui: “salve, l’ho voluta incontrare perché potremmo fare un sacco di cose. Io conosco il direttore, l’amministratore, il progettista, potremmo attivare delle sinergie …”. Io: “mi spieghi meglio cosa vuole fare e cosa potrei fare io”. Lui: “appunto. Possiamo fare un sacco di cose. Se loro ci mettono nelle condizioni … . Comunque magari più tardi ci prendiamo un aperitivo …”. Penso: “per fare cosa? Perdere ancora tempo con te!”.

Altro esempio.

Riunione dopocena con un numeroso gruppo di persone per organizzare un evento. Al termine alcuni di questi rimangono seduti attorno ad un tavolo a chiacchierare del più e del meno. Io dico: “ragazzi, dai, andiamo che domani bisogna alzarsi per andare a lavorare?”. Loro: “aspetta stanno arrivando i ragazzi”. Penso: “ma che risposta è?”.

Proprio in questi giorni quando torno a casa la sera provo una sensazione di inconcludenza e scoramento. C’è da dire che lavoro (come addetto stampa e comunicatore) in un ambito, quello della politica, che per vocazione attrae nella sua orbita un’ampia varietà di personaggi dediti al tampasìo.
Alt. Posso immaginare la tua espressione ironica ed irriverente appena hai udito la parola “politica”. Ti sbagli a pensarla così. Gli artisti del tampasìo si trovano ovunque, in qualsiasi ambito.

“Non ti fare meraviglia”, quindi, perché anche tu in questo momento stai tampasiàndo. Benvenuto nel club!

Matteo Scirè