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bufala-gentiloniMio articolo su l’Unità.it

Una burla che solo su Facebook, in poche ore, ha superato le 10 mila condivisioni e che ha ricevuto centinaia di commenti indignati da parte di altrettanti cittadini caduti nella trappola.

Neanche il tempo di insediarsi che già le prime bufale sul governo Gentiloni pascolano liberamente in rete, mietendo visualizzazioni e condivisioni a raffica sui social network. Ad aprire il recinto il sito “Libero Giornale”, che ieri ha pubblicato un articolo con alcune pseudo dichiarazioni “choc” del neo premier: “Gli italiani imparino a fare sacrifici e la smettano di lamentarsi”. “Basta ipocrisie – avrebbe detto Gentiloni – sono tutti finti poveri e io sono già scocciato di questo piagnisteo, rimboccarsi le maniche per il futuro del paese, qualche sacrificio non ha mai ammazzato nessuno, solo così l’Italia tornerà a primeggiare in Europa”.
Una burla che solo su Facebook, in poche ore, ha superato le 10 mila condivisioni e che ha ricevuto centinaia di commenti indignati da parte di altrettanti cittadini caduti nella trappola.

Tra i tanti che su internet e sui social hanno letto, condiviso o commentato l’articolo sono molti quelli che non ne hanno colto il carattere satirico. D’altronde non è sempre così facile, perché siti di questo genere spesso giocano proprio sull’ambiguità e sull’equivoco, per attrarre l’attenzione degli utenti e collezionare quante più visualizzazioni possibili.
Nella fattispecie “Libero Quotidiano” non dichiara di essere un sito satirico sulla propria home page, ma lo fa in una pagina interna del sito.

Inoltre, la falsa notizia, dal titolo all’incipit, viene presentata come credibile: “Susciteranno sicuramente delle polemiche queste dichiarazioni del nuovo premier Gentiloni, che ci è andato giù pesante e non ha lasciato spazio a interpretazioni, subito dopo aver accettato l’incarico di governo da Sergio Mattarella: ‘Non è un periodo storico facile per l’Italia, siamo in crisi da diversi anni e ormai la crescita dello zero virgola è nulla in confronto a quella di altri paesi europei’”.

La satira diventa palese subito dopo: “Ma per ritornare ad essere veramente competitivi – continua Gentiloni – gli italiani devono fare dei piccoli sacrifici quali smettere di lagnarsi sui social e poi fare la fila per comprarsi l’ultimo IPhone, o insultare i protagonisti di #Riccanza per poi fare tavolo in discoteca in 40 per potersi permettere una bottiglia di DonPero. Risparmiassero 10 euro in più al mese, così potrebbero campare dignitosamente”.

Un’argomentazione che, nonostante i luoghi comuni ed il tono evidentemente farlocco, trova terreno fertile nel popolo della rete assetato di notizie contro la casta. Una schiera di leoni da tastiera pronta a scatenare il proprio malcontento, spesso scadendo in insulti e frasi piene di odio e riprovazione, il cosiddetto hate speech. Così fioccano commenti del tipo “Sei peggio di Renzi, dovete diminuirvi voi gli stipendi, perché la gente con 500 euro non può campare, siete dei bastardi maledetti”, oppure “Caro Gentiloni di tutte queste chiacchiere gli italiani si son rotti, se non sei capace vattene a casa”.

È questo un fenomeno già conosciuto da alcuni anni, ma che è esploso in questi ultimi tempi, prima in occasione delle recenti elezioni americane e dopo durante la campagna referendaria per la riforma costituzionale.
Il tema comincia ad assumere una certa rilevanza, visto che secondo molti analisti le fake news riescono ad influenzare il dibattito politico fino, addirittura, a condizionare la formazione delle opinioni di migliaia di utenti-cittadini-elettori.
Un problema con il quale bisognerà fare seriamente i conti e su cui si è pronunciato, proprio in questi giorni, il Consiglio d’Europa con un dossier antibuafale.