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INTERCETTAZIONI: DDL; COMMISSIONE VOTA, IN AULA IL 23Non c’è legislatura della storia politica recente del nostro Paese che non abbia affrontato il delicato tema delle intercettazioni.

Durante l’era berlusconiana erano diventate una vera e propria ossessione per il cavaliere ed i suoi sodali, ma anche negli anni del centrosinistra le fughe di notizie relative ad inchieste che coinvolgevano esponenti del governo e della maggioranza avevano posto il problema di una regolamentazione più severa.

Ancora oggi questa esigenza torna a fare capolino nell’agenda politica italiana infiammando il conflitto tra maggioranza e opposizione.

Un emendamento del deputato Alessandro Pagano, di Area Popolare, ha fatto scoppiare venerdì scorso la bagarre in Commissione giustizia alla Camera dove è in discussione il disegno di legge sul processo penale che contiene la delega al governo sulle intercettazioni. Il testo in questione, approvato dalla maggioranza, introduce, infatti, la pena del carcere fino a quattro anni per le intercettazioni “carpite in modo fraudolento con registrazioni o riprese”.

I deputati del M5S hanno subito gridato allo scandalo, accusando il Pd di voler attentare alla libertà di informazione e di voler mettere il bavaglio ai giornalisti.

L’emendamento, in effetti, rappresenta una vera e propria mannaia per il giornalismo d’inchiesta. Trasmissioni come Report, Presa Diretta, Le Iene, Striscia la Notizia … verrebbero condannate a morte. Ma non solo, la norma avrebbe degli effetti perversi: l’imprenditore che vorrebbe avvalersi delle registrazioni effettuate di nascosto con il proprio estorsore non potrebbe denunciarlo perchè rischierebbe la galera.
Allo stesso tempo vi è l’esigenza di garantire la segretezza delle indagini e di tutelare il diritto alla riservatezza delle persone intercettate, quando il contenuto delle intercettazioni non è penalmente rilevante o quando non è di interesse pubblico. Un diritto molto spesso infranto nell’assoluta certezza dell’impunità da parte di chi fa uscire le informazioni.

L’iniziativa di Area Popolare viola palesemente il diritto dei mezzi di informazione ad informare e dei cittadini ad essere informati.

Se n’è accorto il guardasigilli, Andrea Orlando, che ha immediatamente espresso forti “perplessità” sull’emendamento, mentre il responsabile giustizia dei democratici David Ermini ha precisato: “per essere ancora più chiari e togliere di mezzo qualunque allarmismo e strumentalizzazione e infondati argomenti di accusa, presenteremo in aula un emendamento per escludere esplicitamente dalla norma l’esercizio legittimo di attività professionali e giornalistiche”. Così in tempi record il Pd ha presentato un emendamento che corregge il tiro, escludendo la punibilità quando le registrazioni o le riprese sono utilizzabili nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca.

Sulla questione è intervenuto, durante la Cerimonia del Ventaglio, il presidente del Senato Piero Grasso: “quanto alla pubblicazione del contenuto delle intercettazioni occorre conciliare diversi principi democratici: la segretezza delle indagini, la riservatezza della vita privata, il diritto all’informazione. In questa materia esistono già diverse norme, evidentemente non sempre rispettate, quindi si potrebbe regolare meglio la gestione delle intercettazioni, ad esempio attraverso un’udienza filtro che mantenga solo quelle utili al processo”.
Grasso, però, non ha risparmiato critiche agli “operatori professionali che vengono a conoscenza del contenuto delle intercettazioni: magistrati, personale amministrativo, polizia giudiziaria, avvocati, giornalisti. Va sottolineato che in molti casi la diffusione illecita del contenuto di intercettazioni è dovuta alla slealtà di pubblici ufficiali, che devono essere perseguiti con la massima determinazione per rivelazione di segreto d’ufficio”.

Non c’è dubbio che un Paese civile necessiti di una legge sulle intercettazioni equilibrata, che garantisca il bisogno di verità e giustizia, scongiurando qualsiasi loro utilizzo a fini diffamatori o ancora peggio di distorsione della vita politica. Una soluzione che va trovata al più presto per liberare il dibattito politico italiano da una questione che si trascina da troppo tempo.