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mappa-hacking-in-italia-755x515Mio articolo su l’Unità

A finire nel mirino dei defacer – ovvero di coloro che violano e modificano le home page dei siti web – Comuni, Istituzioni centrali come la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche diversi partiti politici. La Regione maggiormente bersagliata è la Toscana, seguita da Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna.

Ci sono attacchi sferrati dal terrorismo di matrice islamica, rivendicazioni politiche estremiste e azioni di protesta contro la corruzione. Si tratta di quasi 12 mila violazioni informatiche rilevate, dal 2001 ad oggi, dall’Istituto Demoskopika che ha realizzato “La mappa dell’hacking in Italia” su dati ricavati dal sito zone-h. A finire nel mirino dei defacer – ovvero di coloro che modificano le home page dei siti web – Comuni, Istituzioni centrali come la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche diversi Partiti politici. La Regione maggiormente bersagliata è la Toscana, seguita da Sicilia, Lombardia ed Emilia Romagna.

Chi sono e perché lo fanno?

Non sempre i cyberattacchi sono riconducibili a dei singoli che agiscono autonomamente. Nella maggior parte dei casi sono portati avanti dai membri di un movimento presente solo nella rete e composto da utenti che condividono una causa. Spesso si riconoscono in un meme, ovvero un’idea una forma di attivismo online rappresentata da una maschera come quella di Guy Fawkes utilizzata dal collettivo Anonymous. Più di rado si tratta di individui che si incontrano fisicamente. È, quindi, molto probabile che i componenti si conoscano solo per nickname. Molti sono noti nell’ambiente dell’attivismo online e dalle forze di polizia nazionali ed internazionali.

Ma perché violare i siti e le reti informatiche?
Alcune azioni hanno delle finalità puramente simboliche volte a: dimostrare la fragilità del sistema di comunicazione di enti ed istituzioni; a rivendicare l’importanza dell’accesso alla rete come risorsa per la promozione della conoscenza; oppure alla semplice veicolazione di un messaggio di critica o di protesta. In questo caso gli autori non sono altro che degli attivisti online cosiddetti hacker, spesso erroneamente scambiati per criminali informatici. Altre, invece, hanno l’obiettivo di minacciare, istigare all’odio e alla violenza, oppure mirano al furto di informazioni riservate o al danneggiamento delle reti. Questa è opera dei craker.

Ecco la top list degli hacker e dei cracker che emerge sulla base dei 1.250 attacchi osservati da Demoskopika negli ultimi 15 mesi. Al primo posto troviamo l’albanese “Nofawkx Al”, con 145 violazioni pari all’11,6% del totale. Al secondo l’iraniano “aHor4” con 127 attacchi (10,2%). Seguono il saudita RxR con 67 attacchi (5,4%), il gruppo marocchino e algerino “Abdellah Elmaghribi” con 64 attacchi (5,1%), il tunisino Fallaga Team con 40 violazioni (3,2%), il curdo “MuhmadEmad” con 36 violazioni (2,9%), il gruppo marocchino “Moroccan Islamic Union-Mail” con 35 attacchi (2,8%), il sahariano “Lou Sh” con 27 violazioni (2,2%). Chiude la classifica “ElKiller” con 25 attacchi (2%).

I casi più recenti

Proprio due giorni fa il Turk Hack Team ha violato il sito web dello Sportello di informazione sociale della Città Metropolitana di Torino. Questo il messaggio comparso sulla pagina principale dell’Ente: “In questo momento, in ogni parte del Medio Oriente c’è spargimento di sangue. Quanto è doloroso vedere che è sangue musulmano ad essere versato. Questo scenario non ha un posto nel libro sacro. Perché esiste l’ONU? Quale contributo da alla pace nel mondo? L’unica cosa che fanno è servire un’agenda segreta. L’onore e la dignità dei musulmani stanno morendo. Per noi è importante guadagnare il consenso di Allah non il consenso dei servi (di Allah). Noi non abbiamo mai disperato della misericordia di Allah e non lo faremo”.

anonymous arabeBen più preoccupante il messaggio pubblicato qualche settimana prima, il 3 e 4 gennaio scorsi, dall’Anonymous Arabe che riusciva a violare i siti dei quattro Comuni abruzzesi di Roccascalegna, Monte Silvano, Castel Frentano e Mozzagrogna e del Comune lombardo di Paullo: “Siamo mussulmani e ne siamo orgogliosi. Il Corano è il nostro libro. Noi crediamo in Allah e lavoriamo per Allah. Morte a Israele, Palestina libera. Gerusalemme è nostra”. La stessa rivendicazione appariva il 15 gennaio sul portale monitoraggiograduatorie.gov.it della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Di tutt’altro tipo il defacciamento delle home page dei Comuni di Stresa in Piemonte e di Isola Rizza in Veneto ad opera di Nofawkx. Qui viene denunciato il fenomeno corruttivo definito “come un cancro che si diffonde rapidamente e che ostacola la crescita delle nazione”. L’indice viene puntato contro “politici e funzionari pubblici che accettano tangenti e si arricchiscono alle spalle del cittadino comune”.

Le Regioni più colpite

Tutte le Regioni italiane sono interessate dal fenomeno, ma quella più colpita è la Toscana con 1.357 siti violati. Alle sue spalle Sicilia e Lombardia rispettivamente con 993 e 882 siti “visitati” dai defacer. A seguire l’Emilia Romagna (781 siti), il Lazio (692 siti), la Sardegna (686 siti), il Veneto (670 siti), la Campania (663 siti), la Puglia (655 siti) e l’Umbria (645 siti). E, ancora, il Friuli Venezia Giulia (588 siti), la Calabria (490 siti), il Piemonte (484 siti), l’Abruzzo (434 siti), la Liguria (369 siti), il Trentino Alto Adige (360 siti) e le Marche (26i siti). In coda si posizionano la Basilicata (198 siti), il Molise (176 siti) e la Valle d’Aosta (170 siti).
Spostando l’attenzione sui portali istituzionali, lo studio di Demoskopika individua ben 1.185 i siti presi di mira dai defacer. Anche qui la Toscana è sempre in vetta con 288, pari al 24,3% del dato complessivo. A seguire Emilia Romagna (108 siti), Lombardia (106 siti), Campania (105 siti), Veneto (99 siti), Lazio (95 siti), Puglia (72 siti), Friuli Venezia Giulia (43 siti), Umbria (41 siti), Piemonte e Liguria (37 siti), Sicilia (32 siti) e Calabria (30 siti). In coda si collocano Abruzzo (28 siti), Marche (16 siti), Sardegna (15 siti), Valle d’Aosta (10 siti), Molise (9 siti), Trentino Alto Adige e Basilicata (7 siti).

Gli attacchi ai siti dei partiti politici

La politica è uno dei bersagli preferiti soprattutto dagli hacker. Sono ben 205 gli attacchi informatici, rilevati da Demoskopika dal 2001 ad oggi, a danno dei siti dei partiti e delle organizzazioni politiche presenti nel territorio nazionale. Le tre forze politiche maggiormente attaccate sono rispettivamente la Lega Nord con 58 hackeraggi (28,3%), il M5S con 55 (26,8%) e Forza Italia con 51 (24,9%). Il Partito Democratico è stato meno attenzionato con 32 attacchi ad altrettanti siti locali (15,6%). A chiudere questa classifica, Fratelli d’Italia- Alleanza Nazionale con 8 casi osservati (3,9%) e il Nuovo Centro Destra (0,5%) con un hackeraggio monitorato.

lega-nord-hackedLe posizioni prese dal partito di Salvini sono state spesso oggetto di dure critiche e contestazioni. Anonymous Italia, ad esempio, ha preso di mira periodicamente il sito della Lega. Il 16 novembre 2014 dichiarava: “E’ nostra intenzione portare il massimo intralcio all’attività della Lega Nord e della sua ideologia razzista. La bassezza degli slogan razzisti espressa nelle email che i simpatizzanti leghisti inviano al loro gerarca preferito (Salvini, Maroni) esprime a pieno il degrado subumano che si incarna nel ‘carroccio’”.

L’ultima intrusione subita dal Movimento 5 Stelle risale al 22 giugno, quando il sito del Meetup di Alessandria è stato violato dall’hacker Security Crewz, che sulla home page lamentava la mancanza di “umanità nelle nostre vite. C’è tanta crudeltà. Uccidere gli altri è un atto inaccettabile e ciò deve essere interrotto”.

Il 28 luglio 2014 l’hacker M.R. Zaher metteva fuori uso il sito di Forza Italia Puglia sottolineando l’importanza di “salvare la Palestina” perché i “bambini stanno morendo e il mondo sta a guardare”.

Inquietante il messaggio apparso sulla home del sito della sezione locale dei democratici del Comune di Gimigliano in Calabria, hackerato il 14 marzo 2016 dal gruppo Fallaga Team: “Ma perché si continuano ad uccidere i mussulmani in Birmania, Cecenia, Siria, Iran, Afghanistan, Iraq, Libano, Yemen, Cina, Indonesia, Filippine, Nigeria e in tanti altri paesi. Ma perché? Forse perché l’Islam è la vera religione? Forse perché l’Islam non attacca le altre religioni mentre sono tutte le altre religioni che vogliono distruggere l’Islam? Noi siamo Fallaga Team, noi siamo musulmani, noi amiamo la pace, ma se veniamo provocati siamo pronti alla reazione”.