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diego-piacentiniMio articolo su l’Unità

Un “sistema operativo” per rendere più efficiente la pubblica amministrazione e risolvere i problemi del cittadino.

Un “sistema operativo” per rendere più efficiente la pubblica amministrazione e risolvere i problemi del cittadino. Lo ha spiegato Diego Piacentini, commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale, in un lungo post sul blog in cui ha presentato il suo team ed il programma di lavoro.

Inizia adesso la sfida che l’ex vicepresidente di Amazon e braccio destro di Steve Jobs in Apple aveva raccolto nell’inverno scorso su invito di Matteo Renzi. Un incarico ricoperto ufficialmente a partire da questa estate e pro bono, ovvero senza alcun compenso, ma solo per restituire al proprio Paese quello che aveva ricevuto in termini di formazione. E’ il concetto del “Give back”, aveva spiegato Piacentini. Un principio imparato negli Stati Uniti.

Il primo passo da fare era dotarsi di un team. L’innovazione e la trasformazione digitale sono possibili solo se si gioca di squadra. Così è stato pubblicato un avviso pubblico e dopo decine di test ed interviste sono stati selezionati i migliori. “La partecipazione è stata superiore a ogni nostra più favorevole aspettativa. Siamo stati inondati dal talento con curricula di altissimo livello”.
C’è chi, proprio come Piacentini, ritorna dall’estero, dal Rhode Island, da Berlino, da New York, dalla Silicon Valley, da Zurigo. Altri, invece, arrivano da ogni angolo dello Stivale (Roma, Firenze, Milano, Trento, Brescia, Palermo, Padova). Quasi tutti provengono da società tecnologiche, startup e multinazionali e, “con piacevole sorpresa”, sottolinea Piacentini, da aziende della Pubblica Amministrazione.
Nessuno di loro ha ottenuto un posto fisso, ma un incarico a tempo. Alcuni, infatti, si sono messi in congedo per condividere questa missione per poi tornare al proprio lavoro.

Saranno loro ad occuparsi della trasformazione digitale del Paese, sotto la direzione di Piacentini ed in collaborazione con l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) e tutte le istituzioni coinvolte. Un programma articolato in 12 punti principali che non ha bisogno di nuove leggi, ma di ridefinire i processi amministrativi, con il supporto delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per renderli più semplici ed efficienti.

Il primo punto, anche in ordine di importanza, è quello della “sicurezza”. Un problema fondamentale visto che non esistono sistemi informatici sicuri.
Al secondo punto, ritroviamo l’ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente), ossia una sola anagrafe, per semplificare le procedure di variazione e uniformarle a livello nazionale, perché sia possibile ottenere certificati senza più bisogno di recarsi allo sportello.
Al punto tre, c’è la ‘PAGOPA’. Basta file lunghe ed estenuanti, i cittadini devono essere messi nelle condizioni di pagare la pubblica amministrazione con un click.
Al quarto punto, invece, lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), ossia un’identità digitale (SPID) sicura, semplice da utilizzare e da ottenere, perché cittadini e imprese possano accedere ai servizi pubblici senza bisogno di portare con loro documenti di identità cartacei o compilare innumerevoli moduli online.
Al punto cinque, tra gli obiettivi, c’è anche “un ecosistema di API“, per consentire ai sistemi informatici della Pubblica Amministrazione di “essere connessi tra loro e parlare la stessa lingua, rendendo disponibile l’informazione immediatamente dove serve”, spiega Piacentini.
Al sesto punto, “cambiare il modo in cui lavora la Pubblica Amministrazione, utilizzando standard e software aperti, e realizzando API documentate pubblicamente, non con un linguaggio giuridico ma tecnico, intorno alle quali poter coinvolgere una community di sviluppatori che crei innovazione”.
Al settimo, il team sul digitale si pone come traguardo quello di costruire servizi progettati su misura per i cittadini e le imprese e ideati a partire dai loro bisogni.
Il punto otto prevede la possibilità di far scegliere al cittadino come essere contattato dalla PA, anche sullo smartphone.
Il punto nove affronta un tema cruciale, ovvero quello dell’uniformità delle procedure con le quali chiedere i servizi alla pubblica amministrazione.
Nel programma, al decimo punto, “una nuova interfaccia all’interno della quale singole amministrazioni comunichino e condividano tra loro dati e API in maniera libera e aperta, permettendo la nascita di servizi e data application nuovi e prima impensabili realizzati sui bisogni del cittadino. Ovviamente nel massimo rispetto delle norme di privacy e nella piena sicurezza tecnologica”.
Infine, agli ultimi due punti, la possibilità di raggiungere un codice dell’amministrazione digitale più agile possibile, dando il ruolo al nostro Paese anche di discutere e di stabilire le regole della rete.

“Nessuno – ha spiegato Piacentini – può realisticamente pensare che due anni (la durata del mandato del team di trasformazione digitale) siano un tempo sufficiente a digitalizzare la Pubblica Amministrazione italiana. L’obiettivo che ci poniamo è quello di attivare un processo di cambiamento e di fare in modo che la digitalizzazione non sia più ‘straordinaria’ ma diventi la normalità nella PA. Ebbene, il mio principale obiettivo sarà, paradossalmente, fare in modo che il mio stesso ruolo di ‘commissario straordinario’ cessi di esistere”.