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bufalaMio articolo su l’Unità

Nel web e sui social network le notizie false trovano terreno fertile trasformandosi in dei virus della disinformazione che compromettono la libera e consapevole formazione delle opinioni

Povera bufala. È proprio lei la protagonista delle ultime campagne elettorali, da quella che negli Stati Uniti ha visto l’affermazione dell’istrionico Donald Trump sulla più composta Hillary Clinton, a quella appena conclusasi in casa nostra sul referendum costituzionale, dove i due fronti, quello del sì e quello del no, hanno dato fondo a tutta la loro carica propagandistica pur di sostenere le proprie posizioni.

Ad avere la meglio però nel duello italiano sembra essere il fronte del no. Se nel primo abbiamo assistito al massimo alla diffusione di notizie non verificate, nel secondo ci siamo imbattuti in uno stuolo di informazioni e notizie del tutto false, che sul web e sui social network in particolare hanno trovato terreno fertile trasformandosi in veri e propri virus della disinformazione.
Nessuno è in grado di dire quali siano le conseguenze sul risultato elettorale. Di sicuro, però, tutto questo non giova alla libera e consapevole formazione delle opinioni dei cittadini. Al contrario nuoce gravemente alla salute della vita democratica.

Dati alla mano la notizia più condivisa sul tema del referendum in questi ultimi due mesi è una bufala e nella classifica dei primi 10 link che hanno registrato il più alto livello di coinvolgimento da parte degli utenti le notizie false o scorrette pareggiano quelle vere. È questo quanto emerge da un’analisi effettuata da pagellapolitica.it, uno dei principali siti di fact checking italiani. Ad essere posti sotto esame tutti i link che contenevano nel titolo la parola “referendum”. Per ognuno di essi è stato calcolato l’engagement, ovvero il numero di reaction ottenute sui social network più popolari, Facebook in testa, seguito da Linkedin, Twitter e Google+.

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È così che al primo posto, con uno score di 233.400 punti, si è classificata la notizia, pubblicata sul sito italiani-informati.com, del ritrovamento nel fantomatico paesino di “Rignano sul Membro” di 500.000 schede con il sì già segnato. La bufala in questione è stata sapientemente confezionata secondo i crismi del click baiting, la tecnica utilizzata sul web per far diventare i contenuti virali e catturare quanti più link possibili. Il titolo del pezzo è anticipato dall’avviso sensazionalistico, scritto in maiuscoletto, “NOTIZIA SHOCK!”, per richiamare l’attenzione degli utenti e seguito dall’invito, sempre scritto in maiuscoletto, “CONDIVIDETE”, una sorta di chiamata alle armi in favore della verità rivolta a tutti i cittadini, affinchè diffondano la notizia per smascherare gli pseudo brogli. Peccato però che in questo caso ad essere imbrogliati siano proprio le centinaia di migliaia di lettori creduloni caduti nella trappola e che così facendo si sono prestati al circolo vizioso e pericoloso della disinformazione.
A poco importa se nel fondo pagina si trova un disclaimer in cui viene specificato, a caratteri ridottissimi, che “Italiani-informati.com è un sito satirico e quindi alcuni articoli contenuti in esso non corrispondono alla veridicità dei fatti”. Né importa per i tanti lettori della notizia che il sito non sia un “prodotto editoriale” o che sia impossibile sapere chi sono gli autori. L’obiettivo di ottenere click, visibilità e quindi pubblicità è stato raggiunto.

Ancora più eclatante è il caso di NewsItalys24. Qui nessun disclaimer, seppur relegato ai margini delle pagine e scritto a caratteri minuscoli, avvisa i lettori sulle caratteristiche del sito. Per i meno avveduti è davvero facile scambiarlo per un quotidiano online. Su questa home è stata pubblicata la bufala secondo la quale la popolare comica Luciana Littizzetto si sarebbe ritirata dalla televisione in caso di vittoria del no. Articoli dello stesso tenore che riguardavano altri personaggi del mondo dello spettacolo, da Gigi D’Alessio a Barbara D’Urso, sono circolati senza sosta. Solo che questa notizia si ritrova per ben quattro volte nella classifica delle 20, vere e false, più condivise stilata da pagellapolitica.it, raggiungendo uno score di engagement pari a 319.200. La stessa Littizzetto, vista l’ambiguità che si era venuta a creare e il rilievo che tali dichiarazioni avevano assunto, ha sentito l’esigenza di smentire pubblicamente.

Ci sono poi le bufale a metà, quelle che vengono servite in modo ingannevole e che si basano sulla sofisticazione di informazioni e dichiarazioni vere cucinate ad arte per ottenere sempre lo stesso risultato: visibilità. Il caso di specie, posizionatosi al sesto posto della suddetta classifica, riguarda un’intervista rilasciata da Flavio Briatore durante la trasmissione Matrix nella quale il noto imprenditore si dice a favore della privatizzazione di scuole e ospedali. Cambiando argomento l’intervistatore gli chiede cosa pensasse del referendum. Briatore si dichiara per il sì. Sulla base di queste due dichiarazioni viene costruito un pezzo il cui titolo è un esempio di manipolazione giornalistica: “Briatore: ‘Bisogna privatizzare ospedali e scuole. Per questo al referendum voto SI’”.

Già in occasione della recente campagna elettorale americana studiosi e analisti avevano evidenziato gli effetti distorsivi delle notizie false o non verificate. All’indomani delle elezioni a stelle e strisce BuzzFeed aveva pubblicato i risultati di una ricerca condotta sulla rilevanza assunta dalle bufale nel dibattito sviluppatosi sul web e sui social network. Attraverso uno strumento con il quale è stata effettuata l’analisi dei contenuti BuzzFeed ha stilato due classifiche: quella delle 20 notizie più popolari diffuse da siti ingannevoli e blog di parte e la top-20 di quelle pubblicate dai più importanti portali di informazione americani (Washington Post, New York Times, Huffington Post). Per ognuna di esse è stato misurato il livello di engagement ottenuto. Si è così scoperto che le prime hanno superato le seconde – 8.711.000 contro 7.367.000 – in termini di condivisioni, commenti, like ecc. Gli analisti hanno osservato un trend crescente per le bufale man mano che la campagna incalzava e ci si avvicinava al giorno del voto. I picchi più alti sono stati raggiunti dal falso endorsement di Papa Francesco a Donald Trump, 960.000 interazioni, e dalla presunta rivelazione di WikiLeaks secondo cui Hillary Clinton avrebbe venduto armi all’Isis, con 789.000.
Notizie entrambe difficilmente credibili e che tuttavia hanno fatto presa su moltissimi utenti americani.

Oltreoceano come a casa nostra, fino a qualche anno fa, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che il duello politico si sarebbe potuto combattere sul campo insidioso della disinformazione. Nulla a che vedere con le promesse altisonanti fatte dai candidati, pratica che i cittadini hanno ormai metabolizzato da tempo. Al contrario, tenersi alla larga dalle bugie era fondamentale per evitare di essere risucchiati in un vortice mediatico negativo capace di mandare in frantumi qualsiasi possibilità di successo.
Oggi, invece, le menzogne rappresentano una costante delle campagne elettorali, quasi una necessità per richiamare l’attenzione dei cittadini e amplificare la visibilità dei candidati. Colpa del web e dei social? Ovviamente no, come sempre tutto dipende dall’utilizzo che facciamo di questi straordinari strumenti di comunicazione ed informazione. Il fenomeno ha assunto proporzioni rilevanti, tanto che Facebook e Google hanno sentito il dovere di assumere degli impegni in tal senso. Basteranno a ricondurlo ad una dimensione fisiologica? Di sicuro è necessario porre un argine, anche investendo su una maggiore educazione ai nuovi media da parte degli utenti che consenta loro di saper distinguere i contenuti credibili da quelli farlocchi, affinchè le opportunità del web e dei social siano sfruttate per rafforzare il confronto democratico.