FacebookTwitterGoogle+LinkedInCondividi

digital dayMio articolo su l’Unità

Il digitale oggi, come il carbone e l’acciaio ieri, è la grande opportunità che l’Europa non può lasciarsi scappare per promuovere lo sviluppo e migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini. Una risorsa preziosa non solo in chiave economica, ma anche politica. Può essere questa la meta comune capace di far uscire l’Unione dallo stallo in cui si trova da un po’ di tempo a questa parte. Non è un caso, infatti, se proprio ieri, alla vigilia dell’anniversario dei Trattati di Roma, i rappresentati degli Stati membri e quelli del mondo dell’impresa, della ricerca e della società civile si sono dati appuntamento nella capitale per il Digital Day. Una giornata di discussione e approfondimento per mettere i temi dell’innovazione tecnologica all’attenzione dei capi di Stato e di governo, in uno dei momenti più difficili attraversati dall’Ue.

L’importanza della questione non è certo sfuggita nel corso degli anni alle istituzioni europee, né ai leader dei Paesi membri, ma nonostante gli impegni presi i risultati ottenuti sono ancora modesti. Un vero e proprio sacrilegio se si pensa alle enormi potenzialità del settore per la crescita della ricchezza prodotta, che nella maggior parte dei Paesi è vicina allo 0%, e di posti di lavoro, a fronte delle decine di milioni di persone che non riescono a trovare un’occupazione. I dati parlano chiaro: la trasformazione digitale nel Vecchio Continente vale circa 110 miliardi di euro. Mentre secondo un’analisi realizzata da InTribe, società italiana che incrocia big data e tendenze di mercato, saranno 9.3 milioni le opportunità di lavoro digitale entro il 2025. La stima si basa prevalentemente su dati del Cedefop, Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale.

Ecco, quindi, che il digitale assume una valenza strategica per il futuro dell’Europa. Cinque i progetti-cardine del programma proposto in occasione del Digital Day su cui l’Europa dovrebbe fare leva.

Il primo riguarda la capacità di calcolo ad alte prestazioni (Hpc). Oggi disponiamo di una quantità sterminata di informazioni, che se opportunamente elaborate riescono a fornire indicazioni fondamentali in ogni ambito dello scibile umano: dalla sanità all’istruzione, dall’industria all’agricoltura. Per farlo servono infrastrutture e processi sempre più all’avanguardia. Per questo già sette Paesi membri (Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Olanda) si sono impegnati in tal senso per la realizzazione di una piattaforma dove ricercatori e professionisti potranno condividere e riutilizzare i dati senza limitazioni di carattere settoriale o geografico.

Il secondo attiene alla mobilità connessa e automatizzata. L’obiettivo è quello di rendere i trasporti più sicuri, efficienti e sostenibili, attraverso l’innovazione tecnologica. Da qui la necessità di armonizzare le varie normative nazionali, secondo un quadro giuridico comune sulla connettività e sulla responsabilità. A tal proposito numerosi Paesi europei sono in procinto di firmare una lettera di intenti.

Il terzo progetto riguarda l’implementazione di una piattaforma europea di digitalizzazione dell’industria per collegare le iniziative nazionali. Una sorta di banca delle buone pratiche e delle innovazioni a disposizione di start-up ed imprese per promuovere la cooperazione tra i vari Paesi e settori industriali, al fine di migliorare i modelli produttivi e commerciali, i prodotti e i servizi offerti. Si tratta di un percorso giù avviato lo scorso anno dalla Commissione. Un ruolo importante è stato ricoperto dal ministro italiano dello Sviluppo economico Carlo Calenda che insieme al Commissario Günther Oettinger ha lanciato una piattaforma europea di iniziative nazionali (12 già esistenti e 9 future) per la digitalizzazione dell’industria. Gli investimenti previsti nei prossimi cinque anni saranno di oltre 50 miliardi di euro.

Il quarto cardine è l‘iniziativa per le opportunità digitali. In altre parole più investimenti per la formazione delle professioni digitali, dove mancano all’appello 2 milioni di professionisti nonostante l’elevato tasso di disoccupazione giovanile. È questo il più grande paradosso che l’Europa deve risolvere. Le statistiche ci dicono che il 40% delle imprese europee, soprattutto piccole e medie, ha bisogno di specialisti informatici che ha difficoltà a reperire. Un progetto pilota verrà avviato dalla Commissione per offrire esperienze di lavoro transfrontaliere ad un massimo di 6 000 laureati nel periodo 2018-2020. L’obiettivo è verificare l’interesse degli studenti e delle imprese per tirocini retribuiti di 5-6 mesi in settori specializzati, quali la cybersicurezza, i big data, la tecnologia quantistica o l’intelligenza artificiale, e in settori più generici come web design, marketing digitale e sviluppo di software.

Infine, l’ultimo cardine riguarda il Quadro aggiornato per i servizi pubblici digitali. Una cornice di riferimento che le amministrazioni pubbliche degli Stati membri devono seguire quando mettono a disposizione online i loro servizi pubblici, per renderli interoperabili e garantire l’accessibilità tra Paesi e settori diversi. Così si vuole facilitare la comunicazione dei cittadini e delle imprese con la loro amministrazione nazionale e con quelle di altri Stati membri. Inoltre, il quadro fornirà indicazioni sulle norme di sicurezza e di protezione dei dati, al fine di ridurre i costi e i rischi connessi.

Mettere al centro del dibattito e dell’agenda politica dell’Europa il digitale vuol dire affrontare i temi della crescita e dell’occupazione in modo moderno e innovativo, guardando al futuro e non al passato. E’ questa una sfida che necessita di un’Europa forte ed unita, un’Europa capace di mettere insieme e valorizzare tutte le risorse e le energie di cui dispone, per competere in un contesto globalizzato con i mercati internazionali. Così si superano le difficoltà e si garantiscono diritti e opportunità a tutti, non solo ai più forti, recuperando l’idea dei padri fondatori.