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fake-news-755x515Mio articolo su l’Unità

Il 2016 in tutto il mondo è stato l’anno delle fake news, le bufale come siamo abituati a chiamarle in casa nostra. Notizie false o non pienamente verificate capaci di inquinare l’informazione fino a condizionare il dibattito pubblico. Un fenomeno estremamente pericoloso perché compromette le basi su cui poggiano gli ordinamenti democratici, ovvero il confronto delle idee. Da oggi i Paesi dell’Unione europea sono chiamati a prendere dei provvedimenti, perché l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato il rapporto  “Media online e giornalismo: sfide e responsabilità”, della vicepresidente Adele Gambaro (Alde), senatrice eletta con il Movimento 5 Stelle e successivamente passata al gruppo Ala-Sc.

Il rapporto era già stato approvato all’unanimità dalla Commissione Cultura dell’Assemblea parlamentare ai primi di dicembre.

Il tema è entrato a pieno titolo nel discorso pubblico nazionale ed internazionale rispettivamente in occasione della campagna elettorale per il referendum costituzionale e di quella statunitense che ha visto vincere l’istrionico Donald Trump. Il dilagare di notizie ingannevoli sui social network e a volte anche sui mezzi di informazione tradizionali ha spinto Mark Zuckerberg, dopo le polemiche sulle elezioni americane, a correre ai ripari sviluppando una funzione smaschera bufale ancora in fase di test. Una funzione che dovrebbe essere attivata, in via sperimentale, a breve in Germania in occasione della prossima tornata elettorale.

Per la senatrice Gambaro, che ha illustrato la relazione alla plenaria dell’organizzazione internazionale di Strasburgo, si tratta di un risultato importantissimo. “Quello che il Consiglio d’Europa chiede ai 47 Stati membri – spiega – è disciplinare l’informazione online come avviene per quella offline, usando gli strumenti già a disposizione negli ordinamenti giuridici nazionali, le leggi contro le informazioni false, illegali e lesive della dignità personale per contrastare la diffusione di notizie distorte, che quotidianamente inondano internet, consentendo per esempio ai colossi della rete l’uso di selettori software per rimuovere i contenuti falsi, tendenziosi, pedopornografici o violenti”.

Il rapporto, quindi, chiama in causa non solo i governi ma anche le big company del web e più in generale i provider fornitori di servizi, affinchè esercitino una responsabilità attiva nel contrasto alla disinformazione e alla diffusione di contenuti offensivi e illegali. Un problema che supera i confini nazionale e che pertanto ha bisogno di soluzioni ed intese globali.

sen.GambaroIn questo contesto, prosegue, “é fondamentale aggregare la collaborazione digitale tra i diversi Paesi, oggi ancora carente. Questo, ridiscutendo del tabù dell’anonimato, della trasparenza e della proprietà dei media online, del diritto di replica, del diritto all’oblio, della protezione della privacy e della rimozione dei contenuti online. Le notizie false, o fake news o bufale, ci sono sempre state, ma non sono mai circolate alla velocità di oggi, nel circuito istantaneo della rete. Se è vero che, da un lato, internet è uno strumento meraviglioso che ha arricchito la vita di tutti, abbattendo barriere, dall’altro, la libertà che la rete dà a ciascun utente troppo spesso non ha nulla ha a che fare con il sacrosanto diritto di espressione, ma rischia di trasformarsi semplicemente in un sinonimo di totale mancanza di controllo, laddove controllo vuol dire corretta informazione a tutela degli utenti. Ed è sotto gli occhi di tutti il danno che può comportare la diffusione di una notizia sbagliata o falsa”.

Se l’informazione diventa disinformazione, ha concluso la senatrice, “i mezzi di comunicazione di massa possono, inoltre, essere utilizzati anche a fine di propaganda e si rischia che notizie manipolate vengano adoperate per influenzare l’opinione pubblica in maniera distorta. Si tratta di una minaccia grave che necessita di una risposta efficace, perché internet oggi rappresenta il mezzo più veloce ed accessibile da sfruttare a tali scopi. Il primo dovere del giornalismo è quello nei confronti della verità e tra i capisaldi di ogni sistema democratico risiedono, al contempo, la libertà e la credibilità dell’informazione”.

L’approvazione del rapporto è stata commentata positivamente anche dalla giornalista antimafia e senatrice del Partito democratico Rosaria Capacchione. “Bene la discussione in Consiglio d’Europa e la relativa approvazione del rapporto Gambaro. E’ un primo piccolissimo passo vista la complessità della materia e i problemi tecnici annessi, con il rischio molto alto di trasformare la doverosa verifica della veridicità delle notizie, già prevista dalla legge, in censura. Ma il problema c’è tutto ed è arrivato il momento di parlarne seriamente”.