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Mio articolo su l’Unità

4chanTracciare il percorso che dalla pubblicazione online porta alla diffusione sul web delle fake news, notizie che presentano contenuti falsi, offensivi e denigratori. È questo l’obiettivo della prima mappa sull’hate speech, l’odio online, che emerge da uno studio dell’University College London, condotto insieme all’Università Roma Tre, a Telephonica Research e alla Cyprus University of Technology. Il report è stato pubblicato sul sito ArXiv, un archivio di ricerche scientifiche, e ripreso anche sulla popolare rivista Nature.

Il team di ricerca, di cui fanno parte anche gli italiani Emiliano De Cristofaro e Gianluca Stringhini Dell’University College London, ha preso in esame 8 milioni di post pubblicati su 4chan.org. Si tratta di un sito web imageboard che può contare su una nutrita e dinamica comunità di utenti che pubblica post prevalentemente in lingua inglese, in forma anonima e con una ciclo di vita molto breve. Per queste ultime sue caratteristiche 4chian è considerato uno degli angoli oscuri della rete.

hate distribution”Nessuno sta analizzando veramente queste comunità, ma ci sono molte prove che abbiano un impatto nella diffusione di certi tipi di notizie”, ha detto Stringhini. L’obiettivo, ha aggiunto, è stato verificarlo e capire in che misura questi messaggi influenzino effettivamente il resto del web. Analizzando i post carichi di odio pubblicati dagli utenti, i ricercatori hanno visto che la comunità può avere un sorprendente livello di influenza su Twitter. E’ stato, inoltre, dimostrato per la prima volta che gli utenti appartenenti a frange politico-culturali estreme riescono a diffondere i loro commenti proprio attraverso i social principali.

L’analisi svolta ha messo in evidenza, quindi, come da qui i contenuti incriminati su 4chan prendano il largo e riescano a propagarsi nel cyberspace grazie all’attivismo dei suoi membri. Come evidenziato dalla Figura 8, i canali più utilizzati sono gli streaming e gli sharing media, ovvero quelli che trasmettono informazioni in modo continuo e progressivo e quelli che ne consentono la condivisione, vale a dire i social. Tra tutti boardYouTube gioca un ruolo chiave”, scrivono i ricercatori. E’ questo il sito più linkato dopo Wikipedia e Twitter. C’è, infatti, una correlazione tra i commenti su YouTube e la quantità di contenuti che istigano all’intolleranza presente nei thread di 4chan.

E’ stato osservato come in 4chan il 12 per cento di post contiene termini d’odio. Una percentuale decisamente più alta di quella riscontata sui social. Su un campione rappresentativo di tweet i ricercatori hanno rilevato che soltanto il 2.2 per cento conteneva hate words. Questo dimostra come tali piattaforme rappresentino l’habitat ideale in cui l’odio e la violenza trovano terreno fertile su cui attecchire per propagarsi successivamente attraverso i social.