FacebookTwitterGoogle+LinkedInCondividi

Quando sei un personaggio pubblico non puoi permetterti certe “sviste”.

Come quella in cui è incappato ieri Beppe Grillo, che per chiedere le dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha accostato su Twitter i clandestini ai topi e alla spazzatura. A meno che quel tweet non rappresenti realmente il pensiero del leader maximo del M5S. Ma anche in quest’ultimo caso la scelta di scriverlo sui social senza riflettere sulle possibili reazioni degli utenti della rete e dell’opinione pubblica è stato un errore grossolano. Neanche Salvini si è mai lasciato andare così.

grillo4

In questi casi, infatti, la rete non perdona.

Nel giro di pochi minuti una valanga di critiche da parte del popolo di Twitter ha sommerso il profilo di Grillo, mentre per gli avversari politici è stata un’occasione troppo ghiotta per il tiro al bersaglio. La polemica, poi, è montata sugli altri social ed in particolare sul più popolare Facebook, fino a raggiungere la testa delle pagine dei siti dei principali quotidiani nazionali e perfino l’apertura dei telegiornali.

La frittata ormai era fatta.

E a poco è servito il tentativo disperato del suo staff di far scorrere in basso il tweet con una serie frenetica di ritwitt, nella speranza che il cinguettio perdesse di visibilità.

Come fronteggiare, allora, la polemica?

Il leader pentastellato ha pensato bene di eliminare, dopo circa tre ore dalla sua pubblicazione, il tweet incriminato e di ripubblicarne una versione politically correct. Ma internet non è un foglio di carta da cui è possibile cancellare con colpo di gomma ciò che si scrive. Sul web tutto ciò che si fa diventa indelebile.

grillo 2

Grillo avrebbe fatto meglio, quindi, ad ammettere l’errore.

Precisando che si era espresso male e che non era certo sua intenzione fare quel paragone. Chiedere scusa molto spesso è la cosa migliore da fare sia nella vita reale come in quella online.