digital disruptionMio articolo sul Giornale di Sicilia

Se a livello nazionale l’innovazione tecnologica traina la ripresa dell’artigianato, grazie soprattutto agli incentivi del Piano Industria 4.0, lo stesso non accade in Sicilia. Secondo i dati diffusi oggi da Confartigianato, le imprese in queste settimane si apprestano ad assumere 117 mila addetti specializzati. Una richiesta che spesso il mercato del lavoro non riesce a soddisfare. Nell’Isola, invece, si registra un trend inverso. Qui, rispetto allo scorso anno, si assiste ad una flessione del 10% dei nuovi contratti di apprendistato. Un dato emblematico e diametralmente opposto al più 56.2 per cento della Sardegna o al più 54.5 della Puglia. Proprio l’apprendistato per Confartigianato rappresenta lo strumento per far incontrare domanda e offerta in questo settore strategico.

In Sicilia, quindi, neanche la digital disruption, ovvero l’incidenza che una nuova tecnologia determina su un sistema produttivo, riesce a fare da leva per la ripresa. Perché? Come spiega il presidente regionale dell’Associazione degli artigiani, Filippo Ribisi, “cosa se ne fanno le imprese siciliane con il credito d’imposta per le nuove assunzioni o con le agevolazioni per l’acquisto di strumenti e macchinari se manca il lavoro? Mentre l’Italia va avanti e cerca manodopera specializzata – continua – in Sicilia la crisi strisciante, che si trascina da anni, continua a mietere vittime o a costringere le imprese alla sopravvivenza. Di conseguenza non c’è richiesta di personale”.

Nel resto d’Italia, invece, le aziende sono a caccia di 32.570 diplomati in meccanica, meccatronica ed energia e di 13.350 diplomati in elettronica ed elettrotecnica. Alta è anche la domanda, pari a 34.940 assunzioni previste, di figure che possiedono la qualifica o il diploma professionale di 4 anni in meccanica, cui si somma la richiesta di 9.840 ingegneri elettronici e 8.550 ingegneri industriali. Ma le imprese devono fare i conti con la difficoltà a trovare la manodopera necessaria.

Per Ribisi si tratta di una grande occasione che la Sicilia sta sprecando. Solo una piccola parte delle imprese siciliane la stanno sfruttando. Quelle che puntano tutto sull’export, in particolare nei campi dell’energia e dell’agroalimentare. Tutte le altre non sono nelle condizioni di farlo. “Il problema – secondo Ribisi – è lo stato di stagnazione perdurante in cui si trova il mercato interno. Una situazione che non dà fiducia agli imprenditori e che pertanto scoraggia gli investimenti. Per uscire dal pantano – conclude il presidente regionale di Confartigianato – basterebbe che la Regione e le istituzioni locali spendessero i 14 miliardi di euro stanziati dal governo tra Patto per il Sud e accordi con le Città Metropolitane per far ripartire l’economia”.