FacebookTwitterGoogle+LinkedInCondividi

Mio articolo su l’Unità

Lotta alla pedopornografia, al terrorismo, alle frodi e alle truffe, alla sorveglianza. Sono solo le principali sfide moderne della sicurezza ai tempi della rete, che passano da una maggiore tutela della privacy e da una più efficace attività di controllo da parte dei servizi di intelligence e degli apparti di polizia. Due esigenze da non sottovalutare.
È quanto emerso dalla relazione annuale al Parlamento del Garante della Privacy, Antonello Soro, che ha infatti chiesto un potenziamento dei poteri dell’Autorità.

Sfide che non possono essere delegate solo ed esclusivamente alle istituzioni, né ai principali protagonisti dell’Ict. Tutelare la propria riservatezza e quella dei propri cari, più che un diritto, è diventato un dovere imprescindibile che ogni utente deve imparare ad esercitare. Anche perché spesso i primi a metterla a repentaglio sono gli stessi cittadini inconsapevoli dei rischi che corrono con i loro comportamenti online, quando pubblicano contenuti sensibili o quando non adottano le opportune misure di protezione.

Foto dei figli sui social, è allarme pedopornografia
Per Soro sono proprio i genitori una delle principali fonti di alimentazione del circolo perverso della pedopornografia sul web. Il fenomeno è in grande crescita, soprattutto nel dark web, grazie alla pubblicazione delle fotografie dei figli sui social network. Un’attività tanto comune tra gli utenti quanto pericolosa. Secondo i dati forniti dall’Autorità nel 2016 sono state censite 2 milioni di immagini, quasi il doppio rispetto a quelle rilevate nell’anno precedente.
A tal proposito Soro sottolinea la bontà delle misure preventive e riparatorie introdotte dalla nuova legge sul cyberbullismo. “Il meccanismo delineato – dice – evita una preventiva ingerenza da parte dei provider e tuttavia li responsabilizza su segnalazione degli interessati, anche se minori”.

Terrorismo, privacy indispensabile contro nuove minacce
Sappiamo ormai da tempo che internet rappresenta uno dei luoghi ideali utilizzati dalle organizzazioni per promuovere campagne d’odio, fare proselitismo, scambiarsi messaggi ed informazioni. “Dopo l’11 settembre il rapporto tra libertà e sicurezza si modula su equilibri ben diversi da quelli di 20 anni fa e in questi anni ci si è perfino chiesti se la prima possa sopravvivere al terrorismo. I fatti si sono incaricati di dimostrare come di fronte alle nuove minacce, la privacy sia non soltanto possibile, ma addirittura indispensabile per rendere le attività di contrasto più risolutive, perché meno massive e quindi orientate su più congrui bersagli. Per far sì che nella lotta al terrorismo siamo più efficaci, non meno liberi”.

Fake news, serve educazione digitale no a “Tribunale della verità”
Sul delicato tema delle notizie false che spesso condizionano il confronto pubblico, nonché la vita democratica dei Paesi, il Garante boccia l’idea sia della soluzione giudiziaria sia di quella tecnologica. In una società democratica fondata sulla pluralità delle opinioni sarebbe contraddittorio istituire un “Tribunale della Verità”, né il problema può essere risolto attraverso degli algoritmi informatici incapaci di cogliere le sottigliezze e le sfumature del pensiero umano. La strada da seguire, secondo Soro, è “una strategia complessa e articolata, ma non per questo meno energica. A partire da un forte impegno pubblico e privato nell’educazione civica alla società digitale, dalla sistematica verifica delle fonti e da una forte assunzione di responsabilità da parte di ciascuno: dal singolo utente alle redazioni e, certo, ai grandi gestori della rete”.

Cybersecurity e sorveglianza, necessaria più consapevolezza
In Italia bisogna ancora prendere piena coscienza dei pericoli che si corrono. Basti pensare che ammontano a circa 9 miliardi di euro i danni causati alle imprese dagli attacchi informatici nel 2016. Tuttavia solo meno del 20% delle aziende ha dichiarato di essere disposto a fare degli investimenti adeguati per mettere al sicuro il proprio patrimonio informativo.
Lo stesso vale per quanto riguarda le attività di profilazione eseguite soprattutto dai grandi operatori della rete, per acquisire dati ed informazioni personali sugli utenti. Un patrimonio raccolto nei big data e utilizzato a fini commerciali per condizionare le scelte dei consumatori.

Molto è cambiato dall’approvazione, 20 anni fa, della prima legge sulla privacy. Oggi, ha detto Soro, “di fronte alla complessità delle questioni con cui tutti i giorni ci misuriamo e alle sfide sempre nuove nei numerosi settori che dobbiamo presidiare, avvertiamo forte e urgente la necessità di potenziare l’Autorità, adeguandola ai nuovi compiti con un significativo incremento del personale, analogamente a quanto stanno facendo i maggiori Paesi europei”.
“Chiediamo al Governo e al Parlamento – ha concluso – di condividere tale imprescindibile necessita’ e di sostenere il nostro impegno in questa direzione, prima di tutto per difendere i diritti dei cittadini”.