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fake-newsMio articolo su l’Unità

Approda in Parlamento la questione fake news, esplosa in Italia in occasione del referendum costituzionale, ormai diventata un problema strutturale delle democrazie al tempo dei new media, per la capacità che le notizie false hanno di inquinare il dibattito pubblico e per le conseguenze, a volte drammatiche, che riescono a produrre sulla vita delle persone. Un disegno di legge ad hoc, “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, è stato presentato dalla senatrice ex M5S Adele Gambaro.

“Un ddl bipartisan – spiega – che tra i firmatari vede parlamentari del Pd come di Forza Italia, della Lega Nord, di Cor, del gruppo Per le Autonomie e del Misto abbracciando quasi tutto l’arco costituzionale. Una battaglia a tutela dei cittadini che non deve lasciare fuori nessuno. Il provvedimento che ho presentato è un primo passo per aprire un dibattito più ampio che non riguardi solo il mondo politico, ma tutti gli attori della società civile”.

Non è la prima iniziativa promossa dalla senatrice che a Bruxelles ha già presentato un rapporto dal titolo “Media online e giornalismo: sfide e responsabilità”. Documento approvato lo scorso mese dall’Assemblea del Consiglio d’Europa e che invita i Paesi dell’Unione ad assumere dei provvedimenti ad hoc. Il tema è molto sentito dalla senatrice che è stata oggetto di insulti e attacchi violenti sul web e sui media per aver espresso critiche nei confronti del Movimento. Motivo per il quale è stata espulsa nel giugno del 2013 con una votazione online degli iscritti.

Il fenomeno non accenna a ridimensionarsi, nonostante le azioni promosse in questi mesi dalle istituzioni sovranazionali e la volontà manifestata dalle big company del web di intervenire, come la funzione promessa da Zuckerberg che bolla le fake news o i filtri anti-bufale pensati sempre dallo stesso social. Iniziative che stentano a decollare tanto da suscitare l’irritazione del presidente della Camera Laura Boldrini. La seconda carica dello Stato proprio due giorni fa ha scritto una dura lettera al patron di Facebook per lamentare la presenza di contenuti offensivi e di notizie false e la vacuità delle risposte fornite dal social network più popolare del pianeta, che in Italia conta 28 milioni di utenti.

In questa battaglia contro le bufale l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a darsi da fare. In Germania il capogruppo dell’Spd al Bundestag, Thomas Oppermann, e quello della Cdu, Volker Kauder, stanno lavorando ad un testo che prevede una multa di 500 mila euro nei confronti dei social network che non dovessero rimuovere le fake news entro le 24 ore dalla segnalazione. Mentre in Francia è stato siglato un accordo tra Google, Facebook ed i principali gruppi editoriali. L’Italia è, quindi, tra le prime nazioni dell’Ue a mobilitarsi sul piano normativo e si candida a fare da battistrada per l’approvazione di una normativa comune.

ddl gambaroCosa prevede il ddl?

Ammenda da 5 mila euro nei confronti di chi pubblica o diffonde, sui social network o su siti che non siano testate giornalistiche, notizie false, esagerate o tendenziose relative a dati o fatti manifestamente infondati o non veritieri. Inoltre, qualora il contenuto sia anche diffamatorio la persona può chiedere, oltre al risarcimento danni già previsto, un ulteriore indennizzo a titolo di riparazione, calcolato in proporzione al grado di diffusione della notizia. A pesare quindi sarà anche il numero di condivisioni e di visualizzazioni.

Il reato di “Diffusione di notizie false”. L’obiettivo è quello di scoraggiare chi, sempre attraverso spazi online non giornalistici, intende creare pubblico allarme o minare il processo democratico. Per questo viene prevista una pena detentiva non inferiore a 12 mesi e un’ammenda di 5 mila euro, aumentata ad un minino di 2 anni e un’ammenda di 10 mila euro nei confronti di chi si renda responsabile di campagne d’odio contro individui o a fini politici.

L’obbligo per chi registra un dominio online di comunicare i propri dati, entro 15 giorni dalla diffusione, alla Sezione per la stampa e l’informazione del tribunale territorialmente competente. Una soluzione per contrastare l’anonimato ed affermare la responsabilità del titolare.

Il diritto di replica e di rettifica relativo ad un’informazione ritenuta erronea o lesiva pubblicata online. L’amministratore ha quindi il dovere di pubblicare le repliche ed effettuare le rettifiche entro due giorni dalla ricezione della richiesta, assicurando le stesse caratteristiche grafiche e la stessa rilevanza della notizia che le ha determinate. Anche in questo caso tale diritto riguarda siti internet che non svolgono attività giornalistica.

L’introduzione del diritto all’oblio, ovvero ad essere dimenticati. Una fattispecie giuridica recentemente riconosciuta da una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE, nonchè da una della Corte di Cassazione italiana. Secondo i giudici i cittadini hanno il diritto a non essere ricordati per fatti del passato che hanno perso qualsiasi rilevanza pubblica.

La realizzazione di interventi di alfabetizzazione mediatica, per stimolare nelle nuove generazioni un uso critico dei media a scuola al fine di sensibilizzare i giovani sull’importanza di un’informazione veritiera e prevenire così il rischio di distorsione delle informazioni o di manipolazione dell’opinione pubblica.

Un’ammenda fino a 5 mila euro per i gestori dei siti che non svolgono attività di controllo sulle notizie false o non veritiere pubblicate sulle proprie piattaforme. A tal proposito la legge fa esplicito riferimento al whistleblower (soffiatore nel fischietto), ovvero quell’utente che segnala i contenuti ritenuti irregolari di cui l’amministratore è invitato ad avvalersi.

Infine l’ultimo articolo è dedicato alla Rai affichè verifichi la rispondenza dei propri canali online agli standard editoriali previsti per l’informazione offline. Alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi viene affidato il compito di adottare le misure necessarie per garantire il controllo dei contenuti pubblicati dagli utenti terzi sui media online della Rai.

Si tratta di un testo articolato che sostanzialmente estende le regole previste per l’informazione giornalistica al mondo del web, a volte ricorrendo a pene troppo dure come quella del carcere o delle ammende salate. Sanzioni severe che rischiano di compromettere fortemente la libertà di espressione del pensiero visto che, al di là delle notizie smaccatamente false o offensive, vi sono tante situazioni difficili da etichettare come tali e che magari rientrano nell’alveo del diritto di critica.
Resta il fatto che bisogna arginare il fenomeno. Al Parlamento il compito di trovare la soluzione più equilibrata che tenga conto delle diverse istanze in campo.