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facebook-privacyVi sarà sicuramente capitato di visualizzare online pubblicità su un determinato prodotto che magari avevate cercato poco prima sui motori di ricerca.

Adesso potrebbe capitarvi anche su Facebook. Sì, perché i vertici di Menlo Park hanno deciso di utilizzare tutte le informazioni in loro possesso relative alle navigazioni effettuate dagli utenti per vendere i propri spazi pubblicitari. E per farlo Facebook non si limita soltanto alle navigazioni dei suoi account all’interno del social network, ma anche al di fuori.

Lo ha annunciato l’azienda con un post pubblicato sul proprio blog ufficiale.

Basta che la pagina di un qualsiasi portale contenga il tasto “mi piace” o quello di condivisione perché Facebook tracci i movimenti degli utenti in rete. Non occorre neanche cliccare sul pulsante.
Un sistema perfetto per estendere il proprio raggio di controllo a dismisura sul cyberspazio, visto che l’interazione con i social è diventata fondamentale per aumentare i propri contatti, far veicolare le informazioni, stimolare il dibattito attorno ad una notizia o ad un prodotto.

In realtà non si tratta di una novità, ma di una pratica diffusa da tempo soprattutto tra i colossi del web. Google, ad esempio, basa tutta la sua vendita di spazi pubblicitari sul tracciamento delle navigazioni e sulla profilazione degli utenti. E anche Facebook fa lo stesso da anni raccogliendo informazioni sul comportamento e le abitudini online dei propri utenti. Solo che fino ad oggi aveva deciso di non sfruttare, almeno direttamente, questa enorme mole di dati dal valore inestimabile.

Per l’Electronic Frontier Foundation si tratta di una violazione della privacy. Già in passato EFF aveva invitato il social network a tracciare soltanto gli utenti che cliccavano sui pulsanti social delle pagine. Dal canto suo Facebook dà la possibilità agli utenti, attraverso alcune apposite opzioni, di decidere di non visualizzare questo tipo di pubblicità. Il problema, tuttavia, è risolto solo in parte.
Ecco perché secondo l’EFF sarebbe necessario introdurre una legislazione internazionale sulla tutela della privacy in rete a partire dal rispetto delle impostazioni dei browser che consentono all’utente di decidere se consentire il tracciamento oppure no. Impostazioni che Facebook e altri big della rete non rispettano.