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desiMio articolo su l’Unità

L’economia digitale italiana fa qualche timido passo in avanti, ma rimane sempre al 25° posto nella classifica del Digital Economy and Society Index 2017 che ogni anno rileva la situazione nei 28 Paesi dell’Unione. Hanno fatto peggio soltanto Grecia, Bulgaria e Romania. L’indice passa, infatti, dallo 0.38 allo 0.41. La media europea è dello 0.52, pochi decimali che non consentono al Belpaese di fare il passo in avanti auspicato.

Le cause del ritardo italiano non sono, però, da attribuirsi a scelte recenti, ha spiegato il vicepresidente dell’esecutivo comunitario responsabile per il mercato unico digitale, Andrus Ansip, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto. “I trend in Italia sono buoni, vanno nella giusta direzione. Gli errori sono stati fatti molti anni fa”. In altre parole, come hanno aggiunto fonti della Commissione, “è il punto di partenza che penalizza l’Italia”. Messi a confronto i risultati ottenuti dall’Italia negli ultimi anni non si discostano molto da quelli degli altri Paesi. In alcuni settori addirittura si registrano progressi superiori alla media.

In tutti i cinque campi d’analisi presi in esame – connettività, capitale umano, uso di internet, digitalizzazione delle imprese e servizi pubblici digitali – l’Italia risulta sotto la media, seppur con andamenti diversi. L’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese e l’erogazione di servizi pubblici online sono i due settori nei quali l’Italia si avvicina agli standard.

desi riepilogo

Le imprese nostrane stanno colmando il divario esistente in termini di digitalizzazione. Sono all’avanguardia per quanto riguarda la fatturazione elettronica con una media nazionale del 30%, mentre quella europea è del 18. Stenta invece a decollare tra le piccole e medie imprese la vendita online. In questo ambito rispetto allo scorso anno l’Italia è stata superata da ben 8 Paesi, passando così dal 14° al 22° posto.
Rimane quasi inalterato lo score dei servizi pubblici. Qui dei passi in avanti sono stati fatti per quanto riguarda il completamento dei servizi online erogati dalle pubbliche amministrazioni e la diffusione dei dati aperti. Tuttavia nella Penisola si registrano i livelli più bassi di utilizzo dei servizi di e-government. Piccoli progressi sono stati rilevati in materia di connettività, in particolare grazie al miglioramento dell’accesso alle reti NGA.

Tuttavia non sono tanto le infrastrutture e le dotazioni tecnologiche ad incidere sulla performance dell’Italia, quanto gli scarsi risultati ottenuti nel campo della cultura e delle competenze. E’ questo il vero tallone d’Achille dell’economia digitale italiana. Proprio ieri il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Marco Gay, in occasione dell’incontro con la stampa per la presentazione del Forum dell’economia digitale, denunciava un forte deficit di personale qualificato nel settore dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Sono, infatti, il 22% i posti di lavoro che rimangono scoperti per mancanza di candidati. Inoltre se si confrontano le statistiche universitarie si scopre che l’Italia è fanalino di coda per il totale di giovani laureati in materie relative all’economia digitale. Questi sono solo il 33%, mentre la media comunitaria è del 60,5%.

desi capitale umano

Per il sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ci sono alcuni aspetti positivi da prendere in considerazione: “l’indice Desi 2017 dimostra come la direzione intrapresa sia quella giusta: la crescita italiana sugli indici relativi alla connettività è sostenuta e superiore a quella della media europea”.
Inoltre, aggiunge, “la classifica Desi 2017 non tiene conto degli interventi nelle aree a fallimento di mercato che scattano a partire da quest’anno ma soprattutto, essendo un indice solo percentuale, non coglie due elementi che caratterizzano lo sviluppo della banda ultralarga nel nostro paese. Il piano Banda ultralarga, da un lato, consente di avere una rete di proprietà pubblica nelle aree a fallimento di mercato che ha come obiettivo di raggiungere con la fibra ogni cittadino e impresa; dall’altro ha accelerato la competizione infrastrutturale tra privati”.
I frutti del lavoro svolto in questi anni si vedranno a breve. “Nei prossimi mesi, con gli interventi previsti già oggi e non ancora rilevati dal Desi – conclude Giacomelli – l’Italia è destinata a scalare la classifica internazionale: con una metafora calcistica direi che siamo in zona Europa League ma arriveremo in zona Champions”.