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e-governmentMio articolo su siciliainformazioni.com

Nell’era di internet i siciliani che dialogano con la Pubblica Amministrazione attraverso il web sono pochi e molto insoddisfatti. In Sicilia, infatti, nel 2014 solo il 14.3% della popolazione ha utilizzato i servizi online per interagire con enti ed uffici pubblici. Di questi il 33% non è soddisfatto a causa delle poche informazioni disponibili e della difficoltà di utilizzo degli stessi. Lo svela uno studio della Confartigianato che misura, attraverso una serie di indicatori, il rapporto tra i cittadini e le imprese con la P.A..

In quanto a insoddisfatti la percentuale dell’Isola è peggiore rispetto alla media nazionale, che si attesa al 31%. Dietro si collocano Puglia (38,0%), Abruzzo (36,9%), Sardegna (34,8%) e Molise (34,7%). Ai primi posti, invece, si classificano le piccole Regioni del Nord, ovvero Valle D’Aosta (18,6% di insoddisfazione) e le Province Autonome di Bolzano (20,8%) e Trento (24,7%).

È risaputo che quello degli italiani con la burocrazia è un rapporto difficile. Da sempre i cittadini dello stivale lamentano tempi lunghi e procedure complesse. Una realtà che quotidianamente mette a dura prova i nervi dei cittadini e delle imprese, con ripercussioni economiche devastanti in termini di costi e di mancato sviluppo. Ecco perché l’utilizzo della rete e la promozione dell’innovazione digitale negli Enti pubblici rappresentano ancora oggi una grande occasione sprecata.

“Anche in Sicilia – dichiara Filippo Ribisi, presidente di ConfartigianatoImprese Sicilia – i ritardi dell’e-gov non contribuiscono a migliorare la situazione delle imprese che pagano a caro prezzo le complicazioni della burocrazia. Per colmare in parte questo gap, tutti i comuni siciliani dovrebbero dotarsi del Suap on line: una innovazione positiva per chi ogni giorno ha a che fare con progetti, cantieri edili, leggi e una burocrazia infinita”.

Il problema non è squisitamente tecnologico. D’altronde, nonostante le ristrettezze economiche a cui da anni è sottoposta la Pubblica Amministrazione, gli strumenti e le idee non mancano. Per Ribisi “probabilmente, all’origine del fallimento delle politiche di e-government c’è, soprattutto, un problema culturale e di linguaggio. Lo Stato continua a porsi nei confronti del cittadino e delle imprese in maniera conflittuale e criptica. C’è una diffusissima tendenza a nascondere le informazioni anziché a rilasciarle, a detenere in maniera quasi ossessiva lo scettro dei dati piuttosto che a rilasciarli a imprese e cittadini”.