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professioni-digitaliMio articolo su l’Unità

La domanda di lavoro nel settore dell’Ict è in costante aumento, ma mancano i professionisti. Una situazione paradossale per un Paese come l’Italia che ha uno dei tassi di disoccupazione giovanile più alti in Europa.

Le aziende faticano a trovare giovani che abbiamo abilità specifiche nei vari campi del digitale. I dati diffusi martedì scorso dall’Osservatorio delle competenze digitali 2017 (condotto dalle principali associazioni ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia e promosso da MIUR e AgID) ci dicono che la crescita complessiva di queste professioni è del 56%, maggiormente concentrata nel Nord-ovest.
Si stima, inoltre, che nel triennio 2016/18 i nuovi posti di lavoro saranno 85.000 a fronte di un’occupazione complessiva che potrebbe raggiungere le 624.000 unità. Lavori ben retribuiti. Basti pensare che un analista programmatore, per citare la figura più diffusa, in media guadagna 31.357 euro lordi all’anno (se impiegato), 48.509 euro se quadro.

Ne parliamo con Luca Lepore, responsabile nazionale del Networking Academy, il programma formativo di Cisco.

Luca LeporeQuali sono le professioni digitali più ricercate e perchè il mercato del lavoro italiano non riesce a soddisfare le richieste delle aziende?

Le professioni digitali più richieste riguardano aree tecnologiche più in crescita: Cyber Security, Cloud, Big data, Internet delle Cose e Intelligenza Artificiale. Il mercato del lavoro è disperatamente alla ricerca di esperti di sicurezza, programmatori, sviluppatori e analisti di dati. Purtroppo siamo di fronte al ricorrente eskills gap: le tecnologie cambiano velocemente e l’istruzione ha tempi diversi più lunghi per organizzare percorsi formativi in grado di trasferire quelle competenze professionali che le aziende ricercano.

E’ solo un problema di orientamento delle nuove generazioni nella scelta dei percorsi formativi, oppure la scuola e l’università non sono ancora in grado di raccogliere appieno le sfide dell’innovazione?

Il problema dell’orientamento è reale: il 65% degli studenti di oggi farà un lavoro che non è ancora stato inventato (cit. Alexis Ringwald, Co-founder and CEO Learn Up). Credo quindi sia molto difficile orientare i giovani alle professioni del futuro quando ancora non sappiamo quali saranno. La soluzione è avere tempi brevi di aggiornamento per i percorsi formativi in modo da seguire i movimenti del mercato e le aziende credo possano essere di grande aiuto. Possono dare input, fornire contenuti, indicazioni su quali competenze e professionalità il mercato ha bisogno. L’opportunità è una sempre più forte e stretta collaborazione tra scuola, università e aziende con l’obiettivo di creare condizioni più vantaggiose per gli studenti

Come stanno funzionando progetti quali l’alternanza scuola-lavoro e le collaborazioni tra le università e i soggetti privati per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nell’Ict?

L’alternanza Scuola lavoro dopo un inizio complesso sta cominciando a prendere forma e si moltiplicano le opportunità per gli studenti di vivere un’esperienza in azienda. Quest’anno come Cisco abbiamo avviato direttamente e indirettamente numerosi progetti di alternanza che hanno riscosso una grande successo da parte degli studenti e dei loro professori. Come per la scuola anche con l’università abbiamo avviato collaborazioni su temi importanti come la Cyber security e l’Internet delle cose

Cisco nel gennaio del 2016 ha siglato un protocollo di intesa con il Governo e con il Ministero dell’Istruzione per formare 100.000 studenti in tre anni sui temi del digitale e per promuovere la nascita di startup. A che punto siete?

Siamo ormai a metà del guado con oltre 60.000 studenti che hanno seguito i nostri corsi Cisco Academy. E’ un risultato eccezionale! Siamo ormai confidenti grazie alla collaborazione con il governo e il Ministero dell’Istruzione che potremo raggiungere e superare l’obiettivo di formare 100.000 studenti sul digitale e di offrire opportunità di carriera ad un numero sempre più alto di studenti, non solo in aziende tradizionali ma anche con l’avvio di start up innovative. Infatti i corsi Cisco Academy sull’imprenditoria digitale e i progetti imprenditoriali di alternanza scuola lavoro aiutano tanti giovani che sognano di creare una propria impresa.

Cosa bisogna fare per ridurre il gap di competenze tra l’Italia e gli altri Paesi tecnologicamente più avanzati, nonchè tra le regioni del Nord e quelle del Sud?

Aggiornare i percorsi formativi, realizzare progetti innovativi con scuole università e aziende, attività hands on, laboratori: il potenziale lo abbiamo e possiamo ridurre sia il gap tra nord e sud sia dell’Italia nei confronti di altri Paesi. Prendiamo ad esempio il programma Cisco Networking Academy in Italia: quest’anno il Partner premiato a livello nazionale è stato ICT Learning Solutions di Palermo. Questa Cisco Academy siciliana grazie anche all’accordo siglato tra Cisco e il Comune di Palermo lo scorso anno, ha realizzato progetti di alternanza scuola lavoro, percorsi formativi sulla Cyber Security e IoT che hanno coinvolto studenti di ogni età dalla scuola media a quella superiore, dall’università alla formazione professionale e continua. Di fatto proprio in Sicilia abbiamo avuto un’esplosione di attività con la crescita più alta di studenti Cisco a livello nazionale. Chi ben incomincia … .