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QUATTORDICENNE SUICIDA, PRIMA DI MORIRE ERA STATA A FESTAMio articolo su l’Unità

Sono passati quattro anni da quel maledetto 5 gennaio 2013, quando la giovane Carolina Picchio si è tolta la vita dopo aver subìto atti di cyberbullismo da parte di alcuni suoi coetanei e quasi due anni da quando il disegno di legge, che porta il suo nome, è stato approvato per la prima volta dal Senato nel 2015. La norma però ancora non c’è. In questo tempo il Parlamento non è riuscito a licenziare il provvedimento, adesso fermo a Montecitorio. Così all’indomani dell’ultimo eclatante fatto di cronaca verificatosi a Vigevano il papà di Carolina ha deciso di scrivere una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini.

carolina picchio 2Il messaggio di Carolina “‘Le parole fanno più male delle botte’ – scrive papà Paolo – è divenuto un emblema della lotta contro il cyberbul­lismo. Ormai uno slogan che a distanza di quattro anni rischia di perdere significato con l’immagine e la storia di mia figlia utilizzate in tante campagne da parte di associazioni, aziende private e politici. Da anni giro per l’Italia invitato da studenti, insegnanti e genitori. Oggi, dopo centinaia di interventi posso dire che i ragazzi non ci credono più. Testimonial, hashtag, pubbli­cità… tutto inutile senza una rivoluzione culturale in aiuto delle famiglie e a sostegno delle nuove generazioni. Insegniamo loro che il dolore, la paura, la felicità e il rispetto non sono sen­timenti virtuali. La vita non è una diretta streaming, ma va vissuta pienamente e in tre dimen­sioni. Questa partita la possono giocare solo le istituzioni”.

Il disegno di legge era stato presentato dalla senatrice del Pd Elena Ferrara, insegnante di musica della ragazza alle medie. Il testo era stato scritto con una finalità prevalentemente educativa. L’approvazione all’unanimità in Commissione Diritti umani al Senato lasciava presagire un iter snello e veloce. Invece, alla Camera è stato modificato accentuando l’aspetto repressivo ed estendendo le misure previste per i minori anche agli adulti. In questo modo è stato snaturato l’impianto iniziale. Così è scoppiata la polemica, il dibattito si è acceso e i tempi allungati. Il provvedimento che aveva ottenuto la disponibilità dei colossi del web alla rimozione dei contenuti ritenuti offensivi è stato ribattezzato in “legge bavaglio” e “norma ammazza web”. La nuova versione per molti avrebbe potuto ledere il diritto di opinione e di satira. 

laura-boldrini-cameraLo scorso gennaio il testo tornato al Senato in terza lettura è stato ulteriormente modificato. I senatori hanno recuperato lo spirito originario del ddl. Da allora il provvedimento è fermo alla Camera nell’attesa che venga calendarizzato per la discussione e l’approvazione definitiva. Da qui l’appello di Paolo Picchio a chi presiede l’Aula di Montecitorio: “Ora, in qualità di Presidente della Camera e in funzione del suo impegno per i diritti in Internet anche nel nome di mia figlia, le chiedo: cosa dobbiamo aspettarci? Cosa ci serve ancora per capire che dobbiamo partire dai minori? Perché Montecitorio non vuole che passi questa leg­ge? Avrà forse ragione chi mi dice che “tanto i minori non votano”? lo non ci voglio credere!”.

Paolo in questi anni non si è mai fermato per andare in giro nelle scuole e parlare del problema con migliaia di ragazzi. Chiede ai parlamentari di approvare al più presto il disegno di legge. “La Legge Ferrara vede nella scuola e nella formazione degli insegnanti il punto centrale da cui partire. Oggi i ragazzi che soffrono del disagio, secondo le ultime stime del MIUR, sono un nu­mero impressionante (si parla di milioni) per cui occorre procedere con la massima tempesti­vità e non perdere altro tempo, l’anno scolastico 2017/2018 è alle porte! Presidente, dobbiamo intervenire prima che il disagio divenga patologia. Mi appello a lei: noi adulti stiamo dimenti­cando il nostro futuro, ovvero i nostri figli. In gioco c’è molto di più di un padre che trova la for­za di scriverle affinché la memoria di sua figlia non sia tradita dalle Istituzioni.

Con sincera stima,
Paolo Picchio.”