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Intervista RanieriCos’è il dark web? Là dove un criminale voleva vendere le prestazioni sessuali della modella sequestrata a Milano.
La mia intervista sul Giornale di Sicilia a Luigi Ranieri, consulente del Ministero dell’interno.

Esiste il web che tutti conosciamo e uno sommerso che pochi conoscono di cui fa parte il dark web, ovvero quello oscuro. Di cosa si tratta?

E’ bene fare una precisazione perchè erroneamente il termine deep web e dark web vengono spesso utilizzati allo stesso modo. Il deep web che include anche la dark net o dark web sono tutte quelle informazioni digitali non indicizzate dai motori di ricerca, come Google o Yahoo, pertanto non facilmente reperibili. Il dark web è quel sottoinsieme di deep web che si distingue per i contenuti illegali e immorali.

Come funziona e cosa si trova nel dark web?

Accedere al dark web è possibile soltanto attraverso l’utilizzo di software particolari  (esempio TOR, Freenet, I2P) e non tramite i classici browser come Explorer, Chrome o Firefox. Una volta installati, questi software permettono l’accesso a reti anonime e di lì conoscendo dei link particolari, di cui per ovvi motivi non ne faccio menzione, si naviga nella dark net.
Qui si trovano armi, droga, manuali per la costruzione di ordigni IED, pedopornografia, modalità per assoldare sicari o servizi di hacker. Negli ultimi due anni, attraverso complesse indagini ad opera di task force si è messo in evidenza come il dark web sia utilizzato da gruppi terroristici come l’ISIS.

Nel dark web la moneta utilizzata è il bitcoin, in cosa consiste e perché non si utilizzano le monete tradizionali?

Il bitcoin è una moneta virtuale che non necessità di intermediari, come le banche, per essere gestita. Per effettuare dei pagamenti il venditore comunica all’acquirente un indirizzo specifico criptato per quella transazione. Una volta terminata l’indirizzo non sarà più utilizzabile, e questo, unito all’assenza di intermediari finanziari, garantisce l’anonimato. Pertanto è chiaro che questa cryptovaluta è diventata il metodo di pagamento per le compravendite nel dark web. I sistemi tradizionali, in quanto sottoposti a controlli, sarebbero di più semplice intercettazione. Pensiamo ad esempio al caso di cronaca recente in cui, grazie all’eccellente lavoro dei ROS, si è potuto arrestare un sospetto terrorista iracheno, che risiedeva in Svezia semplicemente, perché cercava di acquistare online quantità sospette di fertilizzante notoriamente utilizzato per la fabbricazione di esplosivo.

L’anonimato fa di questa rete parallela il luogo ideale per pedofili, killer, trafficanti di armi, organizzazioni criminali e terroristiche. Lo stesso rapitore della modella si riteneva appartenente al gruppo Black Death (Morte Nera). Qual è la situazione attuale?

Purtroppo la situazione attuale è preoccupante e proprio il caso di cronaca da lei citato mette in evidenza la criticità del problema. Negli ultimi due anni, attraverso complesse indagini ad opera di task force, è emerso come il dark web sia utilizzato anche da vari gruppi terroristici come ad esempio l’Isis.

Oggi il dark web rappresenta un problema per la sicurezza dei cittadini e degli stessi Stati. Le istituzioni ne sono consapevoli? Come affrontano il problema?

Certamente le istituzioni sono consapevoli di questo e la spinta alla creazione di un tavolo tecnico scientifico voluto dal governo mostra come si è presa in seria considerazione la gravità del problema, soprattutto se correlata al cybercrime. La creazione di nuove task force di specialisti in collaborazione con strutture, come Europol, è la giusta strada per contrastare il fenomeno.

Deep web però non è sempre sinonimo di illegalità. 

No, infatti non lo è. Basti pensare che spesso viene utilizzato come mezzo di comunicazione in quei Paesi in cui i regimi impongono la censura e il controllo ai contenuti delle notizie, dei forum, delle mail o a pubblicazioni di video. Ad esempio, tante notizie o video appresi dallo scenario di guerra in Siria sono arrivate tramite giornalisti freelance attraverso il deep web.