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cybersecurityDalla propaganda jihadista sul web agli attacchi informatici, dallo spionaggio industriale alle frodi online, fino ai numerosi casi di cyberbullismo che hanno come vittima centinaia di giovanissimi … la cybersecurity è diventata una questione fondamentale per garantire la sicurezza dei cittadini e delle imprese. Nella società digitale che interconnette tutto e tutti si moltiplicano, giorno dopo giorno, le occasioni di esposizioni a rischi e pericoli per la privacy e l’incolumità, non solo fisica, delle persone. Insidie sempre più sofisticate e pertanto estremamente pericolose.

L’intangibilità del fenomeno ha portato a sottovalutare il problema per anni. Se è vero che attraverso le nuove tecnologie è impossibile cagionare direttamente dei danni fisici a qualcuno, è altrettanto vero che alcune violazioni possono avere delle conseguenze devastanti sull’integrità psicofisica di ognuno di noi. I fatti di cronaca sul tema, che riempiono ogni giorno le pagine dei giornali, hanno fatto crescere in questi ultimi tempi la sensibilità dell’opinione pubblica e delle istituzioni.

Proprio ieri è stato presentato a Roma, presso l’aula magna dell’Università Sapienza, il Framework Nazionale per la Cyber Security, promosso dal CIS-Sapienza e dal Laboratorio Nazionale di Cyber Security-CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica), nell’ambito dell’Italian Cyber Security Report 2015. Il Report è il frutto di un lavoro di studio lungo nove mesi a cui hanno preso parte alcune delle maggiori aziende italiane e delle maggiori organizzazioni che si occupano di cybersecurity. Inoltre, l’iniziativa si è avvalsa della collaborazione dell’istituto americano per gli Standard e le Tecnologie (NIST). Il documento ha lo scopo di sollecitare presso i soggetti pubblici e privati un approccio omogeneo per affrontare la cybersecurity e ridurre il rischio legato alla minaccia cyber.

L’evento ha visto la presenza del sottosegretario di stato alla Presidenza del consiglio dei ministri Marco Minniti – Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Minniti ha sottolineato che in Italia non partiamo da zero, anche se bisogna premere il piede sull’acceleratore per contrastare la propaganda terroristica, il cyberspionaggio e le frodi online. Per fare questo, secondo Minniti, è necessaria una stretta sinergia tra istituzioni e soggetti privati.
In effetti, da dopo gli attacchi terroristici di Parigi del novembre scorso, il governo italiano ha deciso di stanziare 150 milioni di euro in finanziaria per rafforzare la prevenzione informatica e cibernetica. Una vera e propria novità nelle politiche per la sicurezza del nostro Paese.

In Italia ed in Europa, tuttavia, manca una normativa di riferimento sulla cybersecurity che definisca le tipologie di reato commesse sul web e attraverso le nuove tecnologie. Oggi gran parte delle violazioni che si verificano nel cyberspazio vengono perseguite con leggi pensate e approvate quando ancora internet e i telefonini non esistevano. Ma manca, soprattutto, una strategia comune che coordini tutte le attività di cybersecurity tra i vari Paesi dell’Ue. Negli Usa, dove il Framework ha avuto origine, già da tempo sia gli operatori del settore tecnologico sia le istituzioni hanno affrontato il problema. Obama la settimana scorsa ha annunciato un investimento di 4 miliardi di dollari nelle università nel settore della formazione digitale.

Questo gap rappresenta un grave pericolo per quelle società dove l’utilizzo delle nuove tecnologie è molto diffuso. Un ritardo facilmente recuperabile. Basti pensare che quasi tutti i colossi tecnologici si trovano in Occidente.
È notizia di questi giorni che Google sta lanciando due importanti programmi per contrastare la propaganda jihadista. In altre parole chiunque digiterà sul celebre motore di ricerca termini del tipo “associarsi all’Isis” oppure “pianificare un attentato” verrà dirottato su siti impegnati nel contrasto alla radicalizzazione terroristica. Un’iniziativa meritevole, che però suscita una serie di interrogativi sull’enorme potere di manipolazione detenuto dalle big company di internet e sul delicato equilibrio tra il bisogno di sicurezza dei cittadini ed il loro diritto alla riservatezza che gli Stati devono garantire loro. Interrogativi a cui soltanto delle leggi e dei piani varati dalle istituzioni, in nome del popolo sovrano, dovrebbero legittimare.