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Anonymous 2Mio articolo su l’Unità

Il recente attacco che ha preso di mira i server del Ministero degli Esteri, svelato ieri da Anonymous, conferma ancora una volta la vulnerabilità in cui versa il sistema informatico dello Stato italiano. Non è la prima volta che questo viene violato. L’arresto dei fratelli Occhionero, eseguito nel gennaio scorso, ha svelato l’esistenza nel nostro Paese di una centrale di spionaggio che per anni ha intercettato le comunicazioni dei vertici delle maggiori istituzioni. Mentre lo scorso mese un’imponente azione pirata è stata sferrata nei confronti di strutture ospedaliere, università, banche di tutto il mondo, tra cui le nostre.

In questi mesi, tuttavia, poco è stato fatto. Eppure appare sempre più evidente l’importanza assunta dalla cybersecurity al fine di proteggere e tutelare non solo le comunicazioni che attengono la vita istituzionale del Paese, ma anche quelle che riguardano la vita economica delle imprese e quella privata dei cittadini.
La pervasività della rete e l’utilizzo massiccio delle Ict in ogni ambito dell’attività umana impongono una decisa presa di coscienza della questione e un impegno concreto ed immediato su questo fronte.

L’iniziativa resa pubblica da Anonymous si inquadra come una delle classiche azioni di contestazione portate avanti dal collettivo di attivisti online contro l’operato delle istituzioni. Nella fattispecie sono stati pubblicati dati contabili relativi a spese di consulenze, rimborsi e contratti di vario genere, nonché nomi di personale delle ambasciate e dei consolati. Continuate pure a dilettarvi nelle vostre riunioni al vertice”, si legge sul loro blog, “notevoli come voci di spesa da scrivere nel bilancio statale. A pagare, lo sapevamo già, siamo noi Italiani. Nel frattempo vogliate gradire la pubblicazione senza censura di parte dei dati sottratti dai vostri preziosi sistemi informatici”.

Dopo che la notizia dell’attacco era stata diffusa dalla stampa il ministero ha fatto sapere attraverso un comunicato stampa di aver presentato regolare denuncia e che le indagini sono già in corso. A lavoro sono anche gli esperti del Cybersecurity National Labs, il centro di sicurezza informatica nato dall’unione dei centri di ricerca universitari italiani, per scoprire chi ha architettato l’attacco e da dove.

Ad una prima verifica sui file pubblicati pare non ci siano informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale. Resta tuttavia il problema della penetrabilità del sistema che, in mancanza di provvedimenti idonei, potrebbe essere hackerato da apparati deviati o da gruppi terroristici. Passa anche da qui, infatti, la difesa del Paese dalla minaccia del terrore e la lotta alle organizzazioni terroristiche.