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cookie-europa-privacy-755x515Mio articolo su l’Unità

La proposta di regolamento presentata dalla Commissione tende a riequilibrare il rapporto tra “azienda spia” e “utente spiato”, introducendo l’obbligo del consenso per la conservazione ed il trattamento di qualsiasi dato personale raccolto online

Si chiamano cookie, ma non hanno nulla a che fare con i deliziosi biscotti americani al cioccolato. Al contrario per la maggior parte degli utenti rappresentano una vera e propria scocciatura. Si tratta di programmi spia che monitorano il nostro comportamento online, avvertendoci mediante stringhe di testo che appaiono sugli schermi ogni qual volta ci colleghiamo ad un sito o ad un social network. Stringhe che ci informano sull’intromissione nella nostra privacy e spesso liquidate con troppa facilità. Per questo l’Unione europea sta tentando di regolamentarne l’utilizzo, per aumentare il livello di tutela della riservatezza degli utenti.
La proposta presentata dalla Commissione europea intende includere tra gli strumenti di comunicazione anche gli operatori che forniscono servizi nuovi di comunicazione elettronica, come Whatsapp, Facebook Messenger, Skype, Gmail … fino ad oggi esclusi dall’obbligo di informare gli utenti sull’utilizzo dei cookie, entrato in vigore nel giugno 2015.

“Questo sito utilizza cookie per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie”. Quante volte ci capita di ignorare o cliccare “ok” su un banner che riporta la suddetta dicitura? Accade in continuazione, anche perché non c’è altra scelta, almeno per gli utenti comuni. Se vogliamo consultare i contenuti di un sito o scrivere un post sul nostro profilo social siamo costretti a farci spiare.
Grazie ai cookie vengono raccolte sterminate quantità di metadati, ovvero informazioni su quanto tempo navighiamo, a che ora generalmente ci colleghiamo, cosa cerchiamo sui motori di ricerca, quali pagine abbiamo visitato ecc. Così dopo aver cercato, ad esempio, notizie su un’automobile e aver letto qualche articolo dedicato, ecco che, come per magia, ci viene mostrata la pubblicità di quella particolare automobile.

La proposta di regolamento presentata dalla Commissione tende a riequilibrare il rapporto tra “azienda spia” e “utente spiato”, introducendo l’obbligo del consenso per la conservazione ed il trattamento di qualsiasi dato personale raccolto online. Un tema, quello della riservatezza, molto sentito dall’opinione pubblica europea. Secondo un sondaggio realizzato da Eurobarometro, ben il 92% dei cittadini dell’Ue ritiene indispensabile garantire la confidenzialità delle comunicazioni scambiate attraverso la rete. Con questo provvedimento verrebbero superati i limiti della normativa in vigore, ovvero la Direttiva2002/58 sulla protezione dei dati, pensata e approvata quando molti attuali strumenti e servizi digitali ancora non esistevano. È il caso, come detto sopra, di Whatsapp o Gmail. Senza il consenso degli utenti rimarranno riservati non solo le informazioni e i contenuti veicolati volontariamente, ma anche i metadati. In altre parole i fornitori di servizi saranno costretti ad anonimizzarli o cancellarli.

Verranno quindi semplificate le attuali regole sui cookie per consentire agli utenti di avere un maggiore controllo sulle proprie impostazioni e decidere i livelli di protezione da applicare. L’utente dovrà essere messo nelle condizioni di decidere in modo semplice se attivare la localizzazione o no. Nessun consenso aggiuntivo è, invece, necessario per i cookie non intrusivi, come quelli utilizzati per conoscere il numero di visitatori di un sito internet.
Una volta ottenuto l’ok da parte dell’utente le aziende avranno maggiori opportunità di utilizzare i dati. Potranno, ad esempio, produrre mappe di calore per indicare la presenza di persone in un determinato luogo, di cui potranno avvalersi le autorità pubbliche o le imprese di trasporto.
Il testo intende combattere anche il fenomeno, molto diffuso, dello spamming, ovvero delle comunicazioni indesiderate. Non solo quelle ricevute via mail, ma anche via sms e chiamate telefoniche.
A vigilare affinchè le disposizione del regolamento siano attuate saranno i Garanti per la protezione dei dati personali dei Paesi membri.

Infine, Bruxelles intende promuovere una maggiore circolazione dei dati tra i Paesi Ue per facilitare la cooperazione tra le varie forze di polizia. Sul piano commerciale, invece, la Commissione si impegna ad avviare delle discussioni con i Paesi inseriti nella politica europea di vicinato e con i partner dell’Asia orientale, del Sudest asiatico, iniziando nel 2017 dal Giappone e dalla Corea, e dell’America latina.

Tutto questo dovrebbe entrare in vigore a partire dal 25 maggio 2018, data entro la quale la Commissione auspica che il Parlamento e il Consiglio approvino il provvedimento.