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fake-newsMio articolo su l’Unità

Nelle prossime settimane, probabilmente entro gennaio, il documento verrà discusso dal Consiglio d’Europa al fine di impegnare tutti i Paesi dell’Unione a prendere dei provvedimenti ad hoc

Porre un freno alla disinformazione galoppante sul web, attraverso l’adozione di leggi sia a livello nazionale che comunitario. È quanto viene chiesto nel rapporto “Media online e giornalismo: sfide e responsabilità” presentato dalla senatrice ex M5S Adele Gambaro e approvato ieri all’unanimità dalla commissione Cultura dell’Assemblea parlamentare. Nelle prossime settimane, probabilmente entro gennaio, il documento verrà discusso dal Consiglio d’Europa al fine di impegnare tutti i Paesi dell’Unione a prendere dei provvedimenti ad hoc.

“La questione delle notizie false – dichiara la senatrice – messe in circolazione, in particolare attraverso internet, diventa ogni giorno più urgente e i fatti dimostrano quanto l’argomento sia importante, non solo per chi fa politica ma per tutti i cittadini, per le ripercussioni che può avere sulla democrazia”.
Un tema, quello del rapporto tra informazione ed opinione, molto caro alla parlamentare cacciata dal Movimento 5 Stelle nel 2013, a pochi mesi dall’inizio della legislatura, per aver “rilasciato – si legge in una nota pubblicata sul blog di Beppe Grillo – dichiarazioni lesive per il M5S senza nessun coordinamento con i gruppi parlamentari e danneggiando l’immagine del M5S”.

Del fenomeno bufale e propaganda sulla rete si dibatte da un po’ di tempo, ma il problema è emerso in modo preoccupante in occasione della recente campagna referendaria sulla riforma costituzionale. Diverse analisi realizzate da società specializzate nel campo del “web listening”, ovvero nell’ascolto e nel monitoraggio di quello che viene condiviso in rete, hanno messo in evidenza il ruolo rilevante che notizie completamente false e non verificate hanno sull’opinione pubblica. Basti pensare, a tal proposito, che la notizia più diffusa sui social network è stata quella del ritrovamento nel fantomatico paesino di “Rignano sul Membro” di 500 mila schede con il Sì segnato.

Spacciati nella maggior parte dei casi come contenuti satirici finiscono per inquinare il dibattito pubblico. Queste notizie, infatti, vengono pubblicate su siti che spesso giocano sull’equivoco per trarre in inganno gli utenti. Alcuni portali, addirittura, proprio come i prodotti contraffatti, storpiano il nome dei quotidiani più popolari e autorevoli per richiamare l’attenzione dei lettori, come il coriere.it (con una sola r) o il messaggio.it, imitandone perfino i loghi nell’home page. Il disegno perverso si completa con la condivisione sui social, dove molti utenti si fermano alla lettura veloce e superficiale del titolo. Basta, quindi, davvero poco perchè la bufala si propaghi velocemente sul web come un virus.

Nel dossier i parlamentari “notano con preoccupazione il numero delle campagne online fatte per fuorviare settori dell’opinione pubblica attraverso informazioni intenzionalmente di parte o false, delle campagne d’odio contro individui, con l’obiettivo di danneggiare il processo politico democratico”.
Da qui la proposta fatta da tutti i rappresentanti dei 47 Paesi membri di intervenire con norme specifiche, per mettere dei paletti al far west del web, introducendo ad esempio il diritto di replica, misure ancora più stringenti come la possibilità di tracciare coloro che abitualmente pubblicano notizie false e manipolatorie o meccanismi di segnalazione degli utenti che insultano o istigano all’odio, i cosiddetti troll.

In particolare per la senatrice Gambaro “l’informazione su internet deve rispondere alle stesse norme editoriali della comunicazione stampata o televisiva, per evitare il diffondersi di notizie false che, nel mondo di internet, riescono pericolosamente a risultare credibili”.
“Evidenti – continua – i rischi per la qualità dell’informazione. Un dibattito che non può escludere le Federazioni della stampa europee e tutti i fornitori di servizi online, legati alla diffusione dell’informazione, che hanno l’obbligo di cooperare nella lotta contro i contenuti illegali e distorti, spesso diffusi sul web”.
E’ questa una discussione che si trascina da anni e che da oggi compie un ulteriore passo in avanti verso la difesa della verità, del confronto e della democrazia.