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smart-workingMio articolo su l’Unità

Sfruttare le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione per lavorare da casa, ottimizzando il proprio tempo al fine di conciliare gli impegni lavorativi con quelli personali. E’ questo l’obiettivo della direttiva sul lavoro agile, emanata lo scorso 5 giugno da Marianna Madia e presentata oggi a Palazzo Chigi dallo stesso ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, insieme al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi.

“Credo che sia potenzialmente una via per cambiare la Pubblica Amministrazione, no alla cultura della procedura, sì a quella del risultato e dell’obiettivo”, ha detto Madia. Una vera e propria rivoluzione per la burocrazia italiana resa possibile grazie al grande potenziale dell’innovazione tecnologica. Oggi attraverso internet e il cloud computing si può lavorare comodamente a distanza eliminando così dispendi di risorse ed energie come, ad esempio, quelle impiegate per raggiungere il posto di lavoro. Tutto a vantaggio della produttività e dell’efficienza, dal lato della PA, e della maggiore libertà organizzativa, da parte del lavoratore.

“Non contano solo le ore lavorate, ma soprattutto i risultati e gli obiettivi raggiunti. Abbiamo lavorato con diverse amministrazioni, centrali, locali, alcuni comuni, perchè ci sono tanti attori coinvolti e abbiamo fatto un lavoro importante e condiviso che dà la possibilità, fino al 10% dei dipendenti pubblici, di avere forme di lavoro con diverse opzioni spazio-temporali”, ha spiegato la ministra, aggiungendo che “nella direttiva misuriamo anche gli effetti del lavoro agile sulla qualità dei servizi. Noi avremo vinto quando con i numeri dimostreremo che con il lavoro agile si migliorano i servizi ai cittadini, anche se la sfida non è ancora vinta perchè ora dobbiamo trasformare le normative in cambiamenti. Deve partire un grande sforzo collettivo: amministrazioni, sindaci, dipendenti pubblici, tutte le riforme lasciano il segno quando si fanno con uno sforzo collettivo e cambiano il comportamento delle persone”.

Una modalità nuova di organizzazione del lavoro già sperimentata nel settore imprenditoriale. Sono diverse le grandi imprese pubbliche e private – come Enel, Fs e Barilla – che già la mettono in pratica. E proprio dagli accordi tra queste realtà imprenditoriali e le organizzazioni sindacali il governo ha preso spunto per elaborare la direttiva, in collaborazione con diverse amministrazioni centrali e locali.

La direttiva viene considerata dal sottosegretario Boschi anche come uno strumento per andare incontro alle esigenze delle donne che intendono lavorare o che lavorano. “Abbiamo lavorato attraverso il Dipartimento delle Pari opportunità – ha detto – perché ci potesse essere anche una declinazione come concretizzazione delle pari opportunità per l’accesso al mondo del lavoro e di mantenimento del posto di lavoro e poi come possibilità di crescita professionale e di carriera perché, in alcuni casi sappiamo che sono soprattutto le donne a pagare il prezzo di un’eccessiva rigidità nella organizzazione del lavoro, negli spazi, negli orari soprattutto relativi al lavoro”.
“Questa forma di organizzazione – ha concluso maria Elena Boschi – consentirà, questa è la sfida, una miglior conciliazione dei tempi familiari, di vita privata con il proprio lavoro e probabilmente saranno soprattutto le donne a poter sfruttare questa ulteriore possibilità”.