bullismo, cyberbullismoMio articolo sul Giornale di Sicilia

La sera tremava, non riusciva a prendere sonno, ma soprattutto non voleva più andare a scuola. È accaduto ad uno studente disabile di un istituto di istruzione secondaria di primo grado di Termini Imerese. Un comportamento inspiegabile che ha destato la preoccupazione dei genitori. Il ragazzo, infatti, in passato non aveva mai dato segni di insofferenza, al contrario frequentava le attività scolastiche sempre con molto impegno e partecipazione. Così il papà e la mamma hanno capito che qualcosa non andava. Parlando con il figlio, prima, e con gli insegnanti, dopo, hanno capito che lui ed altri studenti avevano subìto atti di bullismo. Sin dal primo giorno erano stati presi di mira da due compagni di classe.

Un fenomeno molto diffuso tra i giovani e che sempre più spesso rischia di sfociare nell’ancora più pericoloso cyberbullismo, ovvero nell’umiliazione delle vittime attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie che, a differenza del bullismo tradizionale, le espone alla gogna dei nuovi media. Non è per fortuna la fattispecie del giovane protagonista di questa triste vicenda, ma l’attenzione da parte del dirigente scolastico e dei docenti anche nei confronti del cyberbullismo è alta, visto che negli anni scorsi sono stati segnalati casi del genere.

La sofferenza vissuta dal ragazzo ha spinto il papà a scrivere una lettera al sindaco, Francesco Giunta, nella quale invoca l’intervento ed il sostegno delle istituzioni non solo per il figlio, ma anche per il bullo. “Non chiederò mai né al preside né a nessun altro di trasferire né il bullo né il bambino disabile, ma credo che si debba mirare all’integrazione di tutti. Credo che questo fenomeno vada affrontato intelligentemente con un progetto che miri al recupero di tutti i soggetti difficili. Chiedo che lei e la sua giunta prendano in seria considerazione la mia segnalazione”. Queste parole, rese pubbliche dal primo cittadino, hanno dato la forza ad altre due famiglie di denunciare episodi simili e hanno suscitato la solidarietà di decine di persone.

Giunta ha colto immediatamente la richiesta avanzata dal genitore del ragazzo. “La consapevole amarezza che anche negli istituti della nostra città possano accadere episodi simili carica le istituzioni, a partire dal Comune, di una grande responsabilità”, ha affermato il sindaco. “La responsabilità di porre in essere ogni utile azione che fermi questo scempio in seno ad una istituzione come la scuola (che invece dovrebbe essere luogo di cultura e di crescita) cercando, come correttamente viene scritto, di salvare la vittima ed il carnefice. Sì, perché il carnefice, forse più della vittima, ha bisogno di aiuto. Grazie per il coraggio che consentirà a tanti altri bimbi che non hanno genitori così coraggiosi di evitare il ripetersi di simili episodi. Il Comune di Termini Imerese, da subito e con ogni mezzo resterà accanto alle famiglie interessate”.

Anche l’assessore alle politiche sociali, Rosa Lo Bianco, si è detta amareggiata e pronta ad intervenire. “È nostra responsabilità porre in essere ogni utile azione per evitare che ciò succeda ancora”, dichiara. Per questo il Comune si sta facendo promotore di un’azione capillare nelle scuole, per sensibilizzare la comunità verso un problema sommerso e spesso non sempre visibile agli occhi di tutti. “Ho già chiesto con urgenza – ha spiegato – di programmare un incontro con i dirigenti e gli assistenti sociali per avviare un percorso di prevenzione lavorando soprattutto sui disagi, dando a tutti pari opportunità di aiuto”.